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07 October 2011 @ 11:01 pm
Liam - Demoni e panda  

Liam - Demoni e panda




“Come sarebbe a dire, che non vieni?”
La mattina è sempre la parte più critica della giornata. Quando aveva diciott’anni Liam faceva apposta a tornare a casa il più tardi possibile, la notte, in modo da avere una scusa per dormire fino a mezzogiorno almeno, il giorno dopo, e alzarsi quando il resto del mondo già faceva pranzo: era più semplice per sé e per gli altri, diceva, un vantaggio per tutti. Helene si limitava a inarcare le sopracciglia e gli lasciava apposta da riordinare la cucina, ma nonostante lei appartenesse a quella razza aliena che si alza alle sette del mattino anche la domenica, il più delle volte evitava di svegliarlo. Liam ha sempre pensato che fosse una tacita conferma del suo ragionamento.
Il che, in effetti, rende ancora più surreale il fatto di essere in auto alle otto e mezza del mattino mentre lei, dal telefono, lo informa candidamente che fino al pomeriggio non ha intenzione di presentarsi al lavoro.
“Ti ricordi che oggi ci sono i provini per il protagonista, vero? Che cazzo hai da fare di più importante che scegliere il nostro protagonista?”
“Occuparmi degli altri aspetti della mia vita. Liam, sei perfettamente capace di affrontare i provini per qualche ora senza bisogno che ti tenga la mano, dai.”
“Ci saranno ragazzini, Hel. Ragazzini.”
“Sopravviverai. Credimi.”
“Non sono preoccupato per me,” sbotta lui, sterzando bruscamente per evitare di investire un ciclista incauto. “Volevo solo assicurarmi che gli ormoni non ti avessero intaccato la memoria. Sei sicura che la tua coscienza sia tranquilla, a lasciare una banda di ventenni sotto la mia supervisione solo per poter passare la mattina tra le gambe di Magda?”
“A proposito di Magda: vuole sapere se Raven è tornato a casa, ieri sera.”
“Non ti preoccupa un po’ che gli istinti materni di tua moglie siano rivolti a tizi grandi il doppio di lei?” ribatte lui, perlustrando il parcheggio del teatro alla ricerca di un posto vuoto. “Perché a me non sembra normale, eh. Sinceramente.”
“Liam.”
“È tornato, abbiamo fatto pace,” dice, parcheggiando in uno degli spazi liberi lungo il marciapiede opposto. “L’ho lasciato che dormiva, perché certa gente ha tutte le fortune.”
“Perfetto,” risponde Helene, imperturbabile. “Sei arrivato?”
“Stai monitorando la mia auto, per caso?”
“Fermati al bar sull’angolo, prima di entrare. Fanno un caffè delizioso, potrebbe servirti a passare per una persona normale.”
“Non credi che sarebbe più corretto far sapere subito ai ragazzini con chi hanno a che fare?”
“Mettici molto zucchero, e prendi una brioche. Magari quella al cioccolato.”
“Vaffanculo, Hel. Tu e il tuo cioccolato.”
La donna ride, e per un attimo è come se fosse seduta lì, nel posto accanto al suo, il copione arrotolato nel pugno e un ginocchio piegato al petto. Liam si ritrova a sorridere d’istinto, prima ancora di ricordarsi che al momento Helene è persona non gradita e che sarebbe opportuno mostrare più coerenza, nel rimproverarle la diserzione.
“Cerca di non mettere in fuga tutti i nostri potenziali attori, va bene?”
“Se eri tanto preoccupata avevi solo da uscire dal letto,” ribatte, ma la battuta ha perso tutto il mordente. “Io non mi prendo nessuna responsabilità.”
La risata dell’amica si è fatta più gentile e lui </i>sa</i> - perché la conosce da una vita e l’ha vista impiegare quella strategia mille volte – che è questione di secondi prima che dica qualcosa di così imprevedibilmente dolce da far morire sul nascere qualunque futuro proposito di vendetta. Per questo si affretta a premere il pulsante di fine chiamata: non ha nessuna intenzione di cedere ai ricatti emotivi, non ora.
Due ore più tardi, semisdraiato sul piano di lavoro e la testa sostenuta faticosamente dal braccio piegato, non può che congratularsi con se stesso per la buona pensata, perché senza la possibilità di lanciare maledizioni all’amica è sicuro che avrebbe gettato la spugna molto prima.
Sotto di lui, il tavolo è ricoperto di penne e fogli scarabocchiati – ci sono un paio di copioni con le parti evidenziate, una decina di elenchi di candidati con i nominativi disposti puntualmente in ordini casuali, e qualche appunto lasciato da Helene nell’eventualità che Liam si dimenticasse le caratteristiche essenziali del personaggio per cui devono trovare l’interprete.
Sbuffando, ironico, si concedere qualche secondo per rileggere l’inizio di una di quelle illuminanti descrizioni e prende un sorso dall’ennesima tazza di caffè della mattinata – deglutisce.
“Ok, il prossimo,” annuncia, senza sollevare lo sguardo. “Nome?”
Dal palco, nessuna riposta.
Ed è l’ultima cosa di cui ha bisogno, davvero, che qualcuno di quei mocciosi si metta a sabotargli attivamente il lavoro: bastano e avanzano le performance mediocri a cui l’hanno sottoposto per tutta la mattinata, senza tirare in ballo crisi di timidezza o mutismi dovuti all’ansia da prestazione. O protagonismi esaltati – si corregge, non appena alza gli occhi per fulminare il malcapitato e invece di un ragazzino insicuro, magari rosso in faccia e con lo sguardo incollato al pavimento, si trova davanti una sottospecie di angelo caduto versione manga, con tanto di ali nere al seguito. Calzamaglia, corpetto. Stivali alti e trucco da musicista gotico, espressione truce. Broncio, ostinato.
“Siamo già a Carnevale?”
A pensarci meglio, esordire con una battuta ironica non è probabilmente il massimo della professionalità. Dopo aver passato in rassegna un numero imprecisato di ventenni decisi a dar sfoggio di sé in tutti i modi possibili, però, Liam presume di essere nel pieno diritto di mostrare qualche segno di stanchezza. Giusto il Diavolo, ci mancava – il nuovo venuto se ne sta piantato nel centro del palco come se si fosse conficcato in quel punto dopo esser precipitato direttamente dal cielo: e resta superbamente indifferente alle risatine che giungono da dietro le quinte, rimane lì immobile. Cupo.
“Allora, Lucifero. Ce l’hai un nome?”
Ha un’ala spezzata, osserva Liam con un senso di estraneità crescente.
Volendo ci sarebbe da notare anche quell’ombretto decisamente troppo scuro e l’espressione assassina, per non parlare del collare di cuoio nero. Dal palco arriva uno strano grugnito, però, e serve tutta la concentrazione possibile per decifrare la risposta.
“Sarebbe un sì?” domanda Liam, il cui talento interpretativo non è mai stato particolarmente sviluppato.
“Hm.”
Attesa.
Inutile.
Sospirando, lui si passa una mano sulla faccia.
“Come ti chiami, quindi?”
Altro grugnito.
“Dunque, Leo…”
“No.”
“No?”
“Non mi chiamo Leo.”
“Non ti chiami Leo. Meo?”
“No.”
Silenzio – da dietro il sipario giunge il brusio di sghignazzi divertiti.
“Theo,” arriva finalmente la voce del ragazzino, e Liam mentirebbe se dicesse che non si è trattato di un braccio di ferro estenuante.
“Okay,” esala, facendo appello a tutto l’autocontrollo di cui è capace. “Theo.”
“Sì.”
“Theo…?”
“Theo.”
Sta per ucciderlo – lo sente.
“Sinkwood?” domanda, arrendendosi a scorrere l’elenco quasi illeggibile dei candidati alla ricerca di un abbinamento con qualche cognome.
Helene direbbe che si tratta di Karma - non c’è altra ragione perché un ventenne si dimostri tanto stupido da gestire in quel modo un colloquio importante, perché si presenti sul palco vestito da Halloween e riservi al regista che dovrebbe esaminarlo un’ostilità tanto evidente: anche Liam aveva fatto della stronzaggine un’arte, ai suoi tempi, ma si era sempre guardato bene dall’esercitarla in presenza di persone che avevano qualche voce in capitolo sul suo immediato futuro.
I pochi residui di pazienza evaporano del tutto nel momento in cui Lucifero bofonchia un no rancoroso, masticato fra i denti, e diventa necessario operare sui propri nervi un vero e proprio atto di forza per evitare di raggiungere quello stronzetto e strangolarlo direttamente sul palco. Nel centro del cono di luce, davanti a tutti.
“Senti, ragazzino,” comincia, quasi pacatamente. “Non so se ti sei accorto, ma qui siamo un po’ di fretta e ci sono altre venti persone dopo di te che devono passare in mattinata. Se ti interessa provare, ce la sbrighiamo e tra dieci minuti sei libero di andare a spaventare i bambini nel parco. Se non ti interessa, puoi toglierti dalle palle subito e siamo tutti più contenti. Che vuoi fare?”
Intorno a loro l’atmosfera si è fatta più viva - fino all’arrivo di Theo i provini si erano svolti in completo silenzio e chi ascoltava lo faceva distrattamente, c’erano più sguardi di noia che di interesse. Adesso Liam si sente gli occhi di tutti gli operatori puntati sulla schiena, invece, e da dietro le quinte arrivano di nuovo risatine e brusii.
Non può essere che opera del karma di Helene se, dopo aver aspettato quasi un intero minuto, il dannato ragazzino sceglie proprio l’istante in cui lui intima agli altri mocciosi di tacere per bofonchiare la sua risposta.
Il silenzio che segue, a quel punto, è quasi surreale.
“Allora: ti chiami Theo Sinkwood sì o no?”
“No.”
“Sinkwood Sinkwood Sinkwood… Ecco qua: Silkwood!” esclama lui, sventolando in aria il foglietto scarabocchiato di Helene. “Theo Silkwood, sta scritto qui.”
“Sì.”
“Quindi ti chiami Theo Silkwood?”
“Sì.” Pausa. “Con la L,” precisa Lucifero, ed è impossibile non notare il tono di rimprovero impresso nella voce. Premendosi le mani sulle tempie, Liam inspira piano.
Piano.
“Ok,” annuisce, deciso a mantenere la calma a tutti i costi. “Ok, perfetto. Theo Silkwood con la L. E con la T iniziale. Theo Silkwood. Possiamo cominciare, quindi?” scandisce.
In realtà ci sarebbe da compilare il questionario, prima – una decina di domande deficienti che Helene si è raccomandata di rivolgere ai giovani candidati per rompere il ghiaccio – ma calcolando le difficoltà incontrate nell’ottenere anche la più elementare delle informazioni Liam è convinto di essere giustificato a saltare i convenevoli, per una volta.
Con un gesto del polso, fa cenno al ragazzino di dare inizio alla sua prova.
E si accomoda meglio sulla sedia, intanto - ne approfitta per guardarsi intorno: attende, paziente, passando mentalmente in rassegna le cose che deve ricordarsi di sistemare entro sera.
Non si può certo rimproverarlo di mettere fretta ai candidati – in genere è più che disponibile a concedere loro il tempo per concentrarsi e per entrare nel ruolo che devono recitare con la maggiore tranquillità possibile.
Quando i secondi si trasformano in minuti, però, si vede costretto a riportare lo sguardo sul palco. A socchiudere le palpebre, fendere la luce: Theo Silkwood è lì, immobile nella stessa posizione in cui l’ha lasciato. Stessa espressione dipinta in faccia - stesso sguardo vagamente infernale.
“Si può sapere cosa stai aspettando?”
È convinto di esser pronto a ogni reazione, ormai - da un’improvvisa crisi isterica al panico da palcoscenico, da un discorso in aramaico alla rivelazione che in realtà del provino non gliene frega un cazzo – che è venuto lì per sabotare il loro lavoro, che è l’emissario di una setta satanica contraria alla poesia o alle tematiche omosessuali o alle opere teatrali surrealiste. Qualunque cosa.
“C’è troppa luce,” dice invece Theo, e lui si ritrova a sbattere le ciglia come quando aveva sei anni.
“Troppa luce?” ripete, atono.
“Mi distrae.”
“Ti distrae.”
“Sì.”
“Ragazzino. La mia pazienza ha un limite,” sbotta, gettando la penna sul tavolo con un gesto esasperato.
“Si può abbassare?”
“No, non si può abbassare.”
È quasi incredibile dovergli rispondere davvero – doverlo prendere sul serio.
“Non si può abbassare perché se non riesci a fare il cazzo di provino per colpa della luce, è sicuro che non riuscirai a spiccicare parola quando oltre alla luce dovrai pensare anche al pubblico e all’ansia da prestazione. Vedila come una simulazione,” esclama, e ha alzato la voce. Sta quasi gridando – se ne accorge solo quando termina la sua sfuriata in un tono più secco, più perentorio.
Non voleva farlo.
Conosce bene i tipi come Silkwood: più conferme hanno che il loro tentativo di farti uscire dai gangheri sta avendo successo, più sono contenti.
Liam ha sempre odiato dare munizioni ai propri nemici, far notare che qualcuno riesce a scalfirlo. Succedeva con i suoi genitori, quando c’era da litigare – succedeva a scuola, con certi professori, con la gente.
Adesso è stranamente difficile trattenere l’impulso di rispondere alle provocazioni di quel moccioso: come se le abitudini di tutta una vita si fossero allentate e i riflessi agissero in anticipo rispetto alle intenzioni del cervello, come se Theo riuscisse a sabotare ogni tentativo di mantenersi impassibile.
Non ha ancora perso del tutto il controllo, quello no.
Ma neanche sta gestendo la situazione nel modo più opportuno e questo non perché il moccioso sia particolarmente bravo a minare il suo equilibrio – è ostinato, più che tutto – quanto perché è difficile restare completamente indifferenti. Impossibile non riconoscere una parte di fragilità, nel suo trincerarsi dietro le espressioni più dure, e non respirare la solitudine che certi atteggiamenti suggeriscono. Certe scelte.
O forse è soltanto che, malgrado tutto, sotto quel trucco assurdo ha occhi grandi e grigi – lineamenti delicati – e Liam è sempre stato troppo sensibile a certe cose.
La superficialità è un peccato e ti si ritorce contro quando meno te lo aspetti.
Devi allenarti anche per metterla da parte perché poco importa che il moccioso sia carino e che in altre occasioni assecondarlo potrebbe diventare la regola: la situazione adesso è ben diversa e non c’è alcun vero motivo per dargli corda - Liam deve pensare ai provini, alla lista di nominativi da smaltire, al fatto che ancora non ha idea di che voce Silkwood tiri fuori, quando deve recitare invece di fare i capricci.
L’unica rilevanza che il suo aspetto può avere, in tutto questo, riguarda la possibilità di adattarsi ai lineamenti del protagonista di Samuel - e se gli occhi grigi e la corporatura esile potrebbero funzionare Liam dubita seriamente che Theo saprebbe abbandonare lo sguardo truce per assumere un’aria più innocente.
Del resto non ha ancora smesso di fissarlo, neanche dopo aver ricevuto quell’ultimatum.
Continua a restare fermo nella stessa posizione, occhi piantati su di lui e corpo immobile. Aria cupa, ostile.
“Posso avere almeno dell’acqua?”
La domanda rompe il silenzio e per un istante è difficile perfino processare il significato delle parole, inserirlo in un contesto reale. La logica direbbe che nessuno può avere una tale faccia tosta – essere così assolutamente suicida, muoversi tanto caparbiamente in una situazione delicata. Verrebbe da pensare ad uno scherzo, non fosse che Silkwood ha l’aspetto di uno che non sa neanche dove stia di casa, il senso dell’umorismo.
“Acqua.”
Chiudendo gli occhi, Liam si passa una mano tra i capelli.
“Perché ora hai sete, logico,” commenta, prima di scrollare le spalle e sporgersi verso l’angolo del tavolo per recuperare la bottiglietta comprata alle macchinette. “Ecco, tieni. Acqua.”
Osserva il ragazzino avvicinarsi, quindi – un passo, due. Tre.
Non è neanche una sorpresa vederlo fermarsi di botto - con certi elementi non esistono tregue o accordi, ogni mossa si incastra in un disegno più grande e c’è quasi un senso di aspettativa insensata nella curiosità di chiedersi cos’altro tirerà fuori adesso: Theo alza gli occhi – grigi, sgranati dentro la maschera nera del trucco – e li fissa nei suoi. Deglutisce, muove un passo indietro.
“È gassata?”
Senza battere ciglio, Liam scuote la testa. “No.”
“Come mai?”
“Perché quando l’ho comprata ho deciso di prenderla non gassata.”
“Ah.”
Pausa.
“A me servirebbe gassata, però. Aiuta con la voce. Il tono…”
“Vuoi bere sì o no?” lo interrompe Liam, brusco. “Di acqua c’è solo questa.”
Ma l’altro non risponde, e per quanto lui si sforzi di comportarsi da persona adulta e mostrarsi superiore, è impossibile non sentire un briciolo di soddisfazione nel rendersi conto di averlo preso in contropiede. C’è sempre un senso di vittoria nel ribadire la propria autorità senza perdere la calma: rimettere a posto un avversario è un piacere sottile, che si tratti di un collega che vorrebbe insegnarti come fare il tuo mestiere o di un adolescente convinto che bastino un paio di capricci perché il mondo gli si disponga intorno.
“No, allora,” lo sente dire infine. Sorride.
“Perfetto. Possiamo cominciare, dunque?”
“No!”
Il sorriso si congela sulle labbra – gli occhi si sgranano, per la sorpresa.
Di fronte a lui, il ragazzino ha le mani chiuse a pugno e le braccia tese lungo i fianchi, le guance arrossate. Anche la voce ha un timbro più alto di prima, un tono quasi allarmante.
“È inutile, perché tanto lei ha deciso che mi odia fin dal primo momento! Non vuole abbassarmi le luci e sta tentando farmi morire di sete, e continua a fissarmi come fossi il diavolo in persona al solo scopo di non farmi concentrare! Lo sta facendo apposta, mi sta sabotando il provino! Perché mi odia!”
È pazzo.
Qualche sospetto Liam l’aveva avuto fin da subito, in realtà, ma adesso non ci sono dubbi: quello che poteva venire scambiato per mania di protagonismo o arroganza adolescenziale è invece follia pura e semplice, disturbo mentale. Isteria, forse.
In ogni caso, qualcosa di grave.
“Theo. Sono dieci minuti che aspetto,” scandisce, soffermandosi volutamente su ogni parola. “Vuoi provare questo pezzo sì o no?”
“No!”
“Perfetto.”
Spostando lo sguardo verso l’altro lato del palco, alza appena la voce. “Il prossimo?” chiede.
E fa bene attenzione a non fissare lo sguardo su nulla, mentre l’ennesimo ragazzino sale sul palco e timidamente - con un timore più che comprensibile - preme le mani sulle spalle di Silkwood per invitarlo a scendere e sparire dietro le quinte.
Non è particolarmente nobile lasciare ad altri il compito di sporcarsi le mani, forse, ma d’altra parte Liam considera che nessuno lo paga per sedare le crisi di nervi di ragazzetti isterici: sul foglio dell’elenco, il nome di Theo Silkwood viene cancellato con una riga nera, fermamente – alla prima domanda di rito, il nuovo venuto si affretta a balbettare il proprio nome e lui lo segna con un puntino d’inchiostro al lato prima di sollevare lo sguardo a fissarlo.
Sorride, quindi – un sorriso cordiale che dopo anni di pratica potrebbe passare perfettamente per genuino.
“Bene,” dice, mentre l’ombra di due ali nere si scioglie come una maledizione dentro il buio opaco delle quinte. “Sei pronto, possiamo cominciare?”






Due ore e mezza dopo, può finalmente fuggire da quel manicomio.
La porta d’emergenza si apre sul cortile e fuori c’è il sole – cielo azzurro, aria fresca e la sensazione di poter finalmente lasciar cadere la maschera e distendere i nervi, le braccia.
Liam non ricordava che fossero tanto stancanti, certe cose – non è la prima volta che deve portare avanti dei provini e ha assistito a innumerevoli audizioni, in tutti i ruoli possibili. L’impressione è che non fosse stato tanto difficile arrivare alla fine della giornata neanche quando si era trovato lui, in coda per tentare di ottenere quella che allora gli pareva la parte della sua vita.
Uscito dal teatro, quel pomeriggio, era andato dritto al bar dove lo aspettavano gli amici.
Adesso avrebbe voglia di andare a casa e basta, invece, tornarsene a letto e dormire.
I ragazzini sono la sua disgrazia, l’ha sempre detto.
“Forse è solo che stai invecchiando,” suggerisce Helene, dal telefono – lui interrompe a metà uno sbadiglio per incenerire con lo sguardo un ignaro passante.
“Come scusa?” sibila nel cellulare, intanto. “Devo ricordarti che tu ed io abbiamo la stessa età?”
“Non sono io quella che si lamenta di non riuscire a tenere i ritmi di una volta…”
“Non mi sto lamentando dei miei ritmi, mi sto lamentando degli adolescenti!”
“Qualche anno fa passare una mattinata a valutare orde di ragazzini non ti sarebbe sembrata un’impresa insormontabile…” ribatte l’amica, con calma, ma non c’è assolutamente modo che lui le dia ragione. Assolutamente, neanche a parlarne.
“Qualche anno fa non mi avresti lasciato andare da solo, avresti avuto paura che scritturassi qualcuno per le sue doti non esattamente artistiche.”
“Sicuro.” Può quasi sentirlo nella voce, il suo sorriso soddisfatto. “Ma nel frattempo sei talmente maturato…”
È per questo che discutere con Helene si rivela sempre tanto frustrante: ti metti in angolo da solo e per uscire dal vicolo cieco dovresti forzare lo sbarramento o chinare la testa, ammettere la sconfitta.
Lui, di solito, trova che cambiare argomento sia la strategia più indolore.
“Oggi pomeriggio te ne occupi tu, giusto?”
“Davvero, si direbbe che ti ho mandato al patibolo.” Lei sospira, nel cellulare. “È stato davvero così traumatico?”
E Liam le risponderebbe anche seriamente, forse – la avvertirebbe, perché è statisticamente impossibile che i casi disperati siano capitati tutti a lui soltanto e che oggi pomeriggio all’amica tocchino solo geni – non fosse che la domanda ha un sapore retorico e la voce di Helene vibra di una risata trattenuta a stento. Non fosse che infine la risata arriva davvero, sfumando il tono interrogativo, e di colpo i propositi di vendetta del mattino riemergono prepotentemente convincendolo a premere il tasto di fine comunicazione per ricambiarla con la stessa moneta.
Del resto è sempre stata quella, la dimensione del rapporto tra loro: Helene può sfotterlo ma lo mantiene in riga, Liam finge di mal tollerare le sue ambizioni dittatoriali ma è il primo, sempre, a inventarsi modi per distrarla. Si conoscono da quindici anni e sono stati inseparabili per la maggior parte di quel tempo – hanno imparato a completarsi. A capirsi.
Per questo non lo stupisce più di tanto ricevere, a metà pomeriggio, un suo sms che lo invita a tornare a teatro per incontrare il loro protagonista: lo sapeva nel momento in cui se n’era andato, che non avrebbe avuto bisogno di prestarsi a un altro tour de force il giorno dopo. Non era possibile che l’amica chiudesse la giornata a mani vuote, non sarebbe stato da lei.
Questo non significa che non lo infastidisca scendere dall’auto e trovarla seduta sugli scalini esterni del teatro, una sigaretta accesa tra indice e medio e l’aria distesa di chi è appena uscito da una seduta di rilassamento.
Ha i capelli legati in una coda morbida, una camicetta lasciata sbottonata sulla gola. Gambe piegate e gomiti poggiati sulle ginocchia – lo sguardo soddisfatto delle buone notizie.
Forse.
Fermandoglisi di fronte, Liam la scruta con sospetto.
“Che succede?”
Lei sorride – prende una boccata di fumo.
“Hai ricevuto il mio messaggio, no?”
“Hm.”
La sensazione è che ci sia sotto qualcos’altro – Helene assume atteggiamenti tanto femminili solo quando sta cercando di distrarre la sua attenzione. Come se fingersi giovane e innocente potesse servire a qualcosa, di fronte a chi la conosce da una vita – il dramma, in effetti, è che per anni quella tattica si è rivelata vincente.
“Ho la sensazione che non gradirò affatto chi hai scritturato,” sbuffa Liam, i cui campanelli d’allarme si sono già allertati da un pezzo.
“Sciocchezze. Ho trovato il ragazzino perfetto, esattamente quello che stavamo cercando.”
“Ma non mi dire…”
“Sono sicura che quando lo vedrai sarai d’accordo con me, è davvero incredibile. Non ci speravo proprio, in tanta fortuna.”
“Addirittura?”
È strano, perché Helene non è comunque tipo da scherzare su certi argomenti: se ha scelto una persona – se si dimostra tanto convinta – non può che trattarsi di qualcuno che l’ha davvero conquistata. In fondo, è possibilissimo che tra i nomi rimasti nell’elenco si nascondesse un talento unico – non è quello a stupire.
L’amica continua ad avere lo sguardo di quando tiene in serbo qualche sorpresa, però, e c’è sempre qualcosa di ambiguo nelle situazioni che le mettono quella luce dentro gli occhi.
Conoscendola, potrebbe star guidando Liam verso la sua anima gemella così come verso sei mesi di tortura spietata: avrebbe lo stesso atteggiamento misterioso in entrambi i casi – la stessa disinvoltura sadica.
“Qualche indizio?” domanda lui, cautamente.
È come se stesse avanzando su un terreno minato, mentre la segue a distanza lungo i corridoi oscuri dei camerini: c’è troppo silenzio, in quegli ambienti, un silenzio insolito.
“Che indizio vuoi?” domanda Helene, voltandosi appena.
“Come si chiama, il genio?”
“Theo.”
“Theo?”
Gli occhi scivolano nei suoi – lei si morde un labbro.
Forse basterebbe quel nome, in effetti - difficile capire perché in un primo momento il cervello si dimostri incapace di fare il collegamento più logico.
“Theo…” ripete Liam, stupito, e non gli passa neanche per la testa che la chiave dell’enigma possa essere quella. “Tu guarda. Non hai idea di cosa mi sia successo stamattina, con un Theo… Di cognome farebbe…?”
E finalmente eccola, l’illuminazione – il ritardo con cui l’amica risponde alla domanda scioglie un brivido lungo la spina dorsale, sveglia i collegamenti neuronali.
Il corridoio è ormai finito e loro sono fermi di fronte alla porta dello studio - Helene tiene un palmo premuto contro il legno, abbassa la maniglia.
Lui, muto, trattiene il fiato nei polmoni.
Dopo, quando la porta si apre, non c’è più tempo per prepararsi o anche solo per darsi dell’idiota – non c’è più tempo e basta, per nulla, perché gli occhi sardonici che la memoria stava cercando di ripescare nei ricordi lo stanno fissando dal fondo scuro della stanza e sono le stesse labbra di quella mattina a curvarsi in un mezzo sorriso di trionfo – è di nuovo Lucifero. In carne e ossa - e ali piumate al seguito.
“Theo Silkwood,” dice Helene, come se ci fosse bisogno di infierire ulteriormente.
Infilandosi le mani in tasca, Liam sente l’urgente bisogno di appoggiare le spalle alla parete.
“Ma che coincidenza.”
È impensabile che non l’abbiano fatto apposta - Theo ha l’aria del gatto che ha appena mangiato il canarino e se ne sta raggomitolato nel centro della poltrona come se quella fosse già casa sua, il suo ambiente naturale.
“Tu saresti la nostra ultima aggiunta, dunque…” scandisce Liam, che non ha nessuna intenzione di mostrare più disagio del necessario.
Lo vede sorridere, in risposta - un ghigno tagliente: “Mi serviva solo un po’ d’acqua gassata…”
“Non sapevo facesse miracoli. Dovrò provarla.”
Eppure l’aspetto generale può dirsi meno gotico rispetto a qualche ora prima – le ali scure sono stropicciate contro lo schienale della poltrona e deve aver pianto, nel frattempo, perché il trucco nero è colato sugli zigomi cancellandogli dal viso l’aria dannata per trasformarlo in un panda delle foreste.
Nulla di sorprendente: Liam non si sente di escludere che il moccioso possa essere abbastanza machiavellico da aver cercato di far leva sulla compassione, per ottenere quel posto.
Niente spiega come sia riuscito a convincere l’amica, comunque – è inconcepibile.
“Helene,” mormora, senza svestire l’atteggiamento di noncuranza. “Posso parlarti un attimo?”
C’è una strana sensazione di déjà vu nel chiuderle le dita intorno al braccio per spingerla di nuovo fuori in corridoio – la porta si chiude alle loro spalle, subito dopo, e lei solleva appena lo sguardo.
“L’hai fatto apposta.”
“A prendere il migliore dei candidati? Assolutamente sì.”
“Il migliore tra i candidati, quello? Ma sei impazzita?”
“Perché, l’hai forse visto recitare?”
Bloccandosi a metà di un passo, Liam le lancia un’occhiataccia.
“Theo, a me, ha detto che non gli hai fatto dire neanche la prima battuta.”
“Ah! Questa è bella! Io l’avrei sabotato, allora?” sbotta lui, lasciandola andare di scatto in modo da avere le mani libere per gesticolare. “È questo che ti ha detto?”
“Mi ha detto che non ti piaceva il suo nome.”
“Il suo…”
“Che gliel’hai fatto ripetere venti volte al solo scopo di farlo innervosire, e che guardavi con disprezzo le sue ali. E il suo collare.”
Liam apre la bocca - lei solleva la mano per fermarlo.
“E mi ha detto anche che hai chiesto ai macchinisti di girare le luci in modo che lo accecassero, che ti sei rifiutato di lasciargli prendere un sorso d’acqua e che gli hai consigliato di andare a spaventare i bambini nel parco.”
Incredulo, lui la fissa negli occhi.
“Io…” comincia, ma Helene non ha ancora finito.
“Dice anche che hai costretto un altro dei mocciosi a liberarti della sua presenza. Spingendolo giù dal palco?”
“Ma che cazzo!” protesta Liam, allargando le braccia. “Non se ne andava in nessun modo, che cavolo dovevo fare??? Un quarto d’ora mi ha tenuto lì, solo per dirmi il suo cazzo di cognome, e non farmi iniziare con tutte le altre stronzate che ti ha detto perché non esiste, eh, io non ho mai…”
“Lo so benissimo, Liam, che non hai mai,” lo interrompe lei, serafica. “Non sono scema. Ma so anche benissimo che non hai mai visto quel ragazzino recitare. O adesso non staremmo qui a fare questa discussione.”
Allungando la mano per toccargli la spalla, si avvicina di un passo – solleva la testa.
Lentamente, appoggia l’altro palmo sulla sua guancia.
“Liam. Quel ragazzino è il nostro protagonista. In tutto e per tutto. Sono sicura che sarai d’accordo con me, quando lo avrai visto all’opera.”
È un colpo basso, lo sguardo con cui lo inchioda a quella discussione – dire di no a Helene è impossibile quando ha un certo tono di voce, non si tratta neanche di essere commosso o di lasciarsi convincere dal suo fascino a fare cose che a mente lucida mai avresti mai fatto.
Diventa difficile mentire, piuttosto – ricorrere a giustificazioni di comodo.
Liam non è mai stato capace di andare dritto per la sua strada, quando Helene dall’altra parte del crocevia lo guarda con l’aria di chi sta soltanto aspettando che finalmente metta in funzione il cervello: se è tanto convinta del talento di quel moccioso, una ragione dev’esserci senz’altro. Rifiutarsi di darle ascolto per via di qualche ipotetica ferita nell’orgoglio è non solo egoistico, ma anche poco maturo. Decisamente stupido, per dirla tutta.
“Ti odio,” la informa, inclinando la testa per fuggire il suo tocco. Lei sorride, trasforma la carezza in schiaffetto.
“Un giorno mi ringrazierai, invece,” sentenzia.
E Liam vorrebbe dirle che ne dubita fortemente – che lui e quel ragazzetto non riusciranno mai a collaborare e che essere il migliore attore del mondo non cambierà certo il fatto che è un bambino viziato, che lui certe cose non le regge. Gli spiace.
Si trova a seguirla lungo il corridoio, invece – a rientrare nello studio, lasciarsi cadere sulla poltrona. E ignorare quel sorrisetto vittorioso, sulle labbra di Theo, che quasi minaccia di allontanarlo dallo stereotipo dell’emo incompreso.
“Spero che tu abbia fatto scorta di acqua gassata,” dice, incrociando le braccia sul petto. “Perché pare che abbiamo bisogno di un altro miracolo.”
“Helene?” viene la voce del ragazzino, lenta. “Lo vedi?”
“Sì, Theo.” Lei neanche li guarda, mentre apre un cassetto della scrivania per estrarre il copione. “Con il tempo impari a ignorarlo.”
Sollevando la testa, poi, lancia al ragazzino un sorriso suadente.
“Solo che ho bisogno della sua approvazione, quindi dovresti davvero far vedere anche a lui il pezzo di oggi pomeriggio. Puoi farlo qui, così evitiamo di disturbare gli altri nel teatro?”
La risposta, prevedibilmente, è tanto surreale quanto bastarda.
"Lui dovrebbe allontanarsi però. Mi manda vibrazioni negative."
“Ma per favore…” sbuffa Liam, allungando le gambe di fronte a sé.
Helene, tranquillamente, prende posto al suo fianco.
“Potresti metterti nel centro della stanza, Theo, così avresti modo di muoverti liberamente.”
“Okay,” concede lui, arrendevole.
Si alza in piedi, dopo – strascica i passi fino al punto che Helene gli ha mostrato.
Liam sta quasi prendendo in considerazione l’idea di ricredersi, quando lo vede sollevare la testa e allungare il braccio per indicare con il dito l’angolo estremo della stanza.
“Però lui deve andare laggiù!” afferma.
“Che cosa?”
Sembrava troppo bello per essere vero – non avrebbe dovuto abbassare la guardia: Theo gli ha dimostrato quella mattina che i compromessi non esistono, per lui, e se fa la bella faccia di fronte a Helene è soltanto perché vuole tenersela buona o portarsela a letto forse. Non c’è da aspettarsi che un ventenne montato come quello abbia la lucidità mentale per capire quando qualcuno è completamente fuori dalla sua portata – sarebbe anche possibile.
Non fa in tempo a rispondere all’oltraggio, però, che la punta dello stivale dell’amica gli si conficca nella caviglia – lui si volta a guardarla, incredulo.
Ed è in quel momento che tutto si fa più chiaro: Helene lo sta osservando con la coda dell’occhio, l’espressione impassibile, ed è un flashback tanto familiare da rendere di colpo evidente quale sia il gioco che sta portando avanti. È successo mille altre volte, nel passato, quando erano più piccoli. Quando si trovavano nei guai e lui era pronto a esasperare la situazione per portarla agli estremi – lei gli pizzicava il fianco, allora, gli stringeva il braccio in un ordine silenzioso.
Stai calmo.
Chiudi la bocca e fa’ quel che ti dicono.

È esattamente come quando avevano quindici anni e sedevano l’uno di fianco all’altra in fondo alla classe, sotto lo sguardo un po’ sospettoso del professore. La stessa necessità di assecondare il mondo per ottenere un certo risultato – qualcosa in cui Helene, nonostante tutte le sue ribellioni, è sempre stata molto più abile di lui.
Si tratta di complicità, ora l’ha capito: l’amica gli sta chiedendo di reggerle il gioco, eppure relegarsi in quell’angolo non è comunque facile.
Liam è sicuro di cogliere un lampo di trionfo, nello sguardo del moccioso, ed è solo la consapevolezza che Theo sta attendendo qualche esplosione a rimettere a posto l’equilibrio: i nervi si distendono, torna una calma controllata.
“Possiamo cominciare?” domanda, in un tono volutamente neutro.
Non sa assolutamente cosa aspettarsi, è complicato anche distogliere l’attenzione da quell’insensato gioco di forza mentre il silenzio si fa più fitto, nella stanza – mentre l’attesa ridefinisce i confini delle ombre e la tensione gonfia l’oscurità rendendola più vibrante, più incerta.
Da lontano Theo gli lancia un’occhiata truce - piega la testa all’indietro, un’inclinazione minima. Inspira, chiude gli occhi.
E qualcosa cambia davvero nel suo volto – i lineamenti si ammorbidiscono, l’ombretto sfuma gli spigoli delle ossa. Le ciglia si incurvano - una linea sottile. E Liam è perso, non c’è neanche bisogno che Theo trovi la voce per iniziare a recitare. Non è quasi necessaria la conferma delle parole, del loro fondersi con il suo timbro ancora acerbo, adolescente: improvvisamente è fin troppo facile vedere quel che ha conquistato Helene, cosa l’ha spinta a piegare le regole per dare una seconda possibilità a qualcuno che era già stato scartato in precedenza.
Quel ragazzino è il Dio malato, lo è nella forma in cui Liam ed Helene l’hanno concepito durante tutti i mesi di lavoro – la luce dell’alba in inverno, il cadere silenzioso della neve e il cielo lattiginoso. È l’anima spigolosa delle parole di Samuel, quella poesia che a sfiorarla con le mani ti fa sanguinare i palmi, ed è l’ambiguità di una figura che non sa incastrarsi in un mondo fatto di spazi definiti.
È il loro protagonista, e Liam avrebbe dovuto capirlo da subito. Avrebbe dovuto intuirne il talento, vedere in controluce le potenzialità nascoste. Il futuro.
Incrociando le braccia sul petto, si appoggia alla parete e lascia che la voce di Theo scivoli sul corpo come qualcosa di liquido – il ragazzino ha gli occhi socchiusi ed è fin troppo facile immaginarlo sul palco, esile e diafano, quasi troppo trasparente per occupare uno spazio fisico.
L’essenza del monologo che sta recitando batte in ogni pausa che si concede tra le parole, in ognuno dei silenzi che si aprono nel tessuto del testo come abissi, vertigini. Ed è perfetto.
Liam lo sa, così come ha saputo fin dalla prima volta che ha letto il romanzo di Samuel che quel loro incontro avrebbe significato qualcosa. Che quei personaggi gli avrebbero rubato l’anima e che sarebbe morto anche lui, con loro, un giorno.
Che Helene sarebbe stata al suo fianco.
Quando tutto finisce, per un attimo il silenzio sembra perfino troppo denso perché qualcuno trovi il coraggio di parlare.
Liam ascolta il proprio respiro – lo scandirsi dei battiti del cuore – e non si preoccupa neanche di dissimulare l’emozione, di allontanare lo sguardo da Theo.
Il ragazzino ha gli occhi chiusi, le guance arrossate, e non sembra una primadonna esaltata, adesso. C’è qualcosa di discreto, in lui – qualcosa di remoto.
Poi Helene si schiarisce la gola. Dice: “Allora? Come ti sembra?”
E Theo apre gli occhi – l’incanto si spezza. Lo sguardo che gli rivolge è lo stesso di dieci minuti prima e lui non può fare altro che indurire il sorriso – ricambiare la sfida con un cenno del capo.
“Pensavo peggio.”
“Sì?” Helene inarca le sopracciglia - Liam scrolla le spalle.
“L’acqua gassata è davvero portentosa, niente da dire,” aggiunge, mentre Theo socchiude gli occhi.
In fretta, lui si stacca dalla parete e raggiunge la porta.
“Ci vediamo domattina, quindi?” domanda, prima che il ragazzino abbia tempo di architettare qualche nuova bastardata o Helene decida che per assicurarsi la sua collaborazione potrebbe essere utile vendere un altro po’ dell’altrui dignità. “Spero che le tue tendenze vampiriche sopportino qualche forzatura, Silkwood, perché Helene ha il vizio di svegliarsi all’alba e i suoi protetti devono seguirla. Buona fortuna.”
La porta si chiude sul sospiro dell’amica, prima che i tempi di reazione di Theo gli permettano di elaborare una risposta: la vittoria è momentanea, sicuramente, ma ci si deve accontentare. La battaglia è appena cominciata e Liam ha la sensazione che quel moccioso abbia più di un asso nella manica – ci sarà da faticare, nei prossimi mesi. Prendere respiri profondi e trovare nuovi metodi per mantenere i nervi saldi.
Ma in fondo, è parte dell’avventura anche quello. E quando c’è da tenere testa a qualcuno, lui, non è mai stato tipo da tirarsi indietro.


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Motoharu92motoharu92 on October 7th, 2011 10:00 pm (UTC)
Uhuhuhuh il nuovo capitolo era tutto il giorno che controllavo nella speranza di vederlo davanti ai miei occhi. Me lo sentivo proprio che sarebbe uscito!
Comunque un capitolo con Liam come protagonista WooooW...
Va beh dato che sto commentando senza aver letto il capitolo ora mi fiondo a leggerlo! *-*
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 9th, 2011 07:52 pm (UTC)
Spero che alla fine ti sia piaciuto!^^
Motoharu92motoharu92 on October 9th, 2011 10:41 pm (UTC)
Oh sì, difficile che un capitolo della Rosa non mi piaccia. Questo devo dire è stato un po' una pausa dai problemi di tutti quegli scellerati!
Theo deve essere proprio asfissiante e la luce e l'acqua gassata, un po' pretenzioso il giovane attore(fortuna che sa fare il suo mestiere).
Liam poi mi sta proprio simpatico però con Theo ha trovato proprio pane per i suoi denti, altro che Raven e il suo sguardo truce ora fra le mani ha Theo con le sue ali XD
Voglio proprio vedere come vanno avanti...
Motoharu92motoharu92 on January 5th, 2012 11:56 pm (UTC)
Miss this...
ladyaikaladyaika on October 9th, 2011 08:26 am (UTC)
Theo è ASSOLUTAMENTE perfetto per interpretare uno dei personaggi tratti dalle opere di Sam!
Cioè, io credo di averlo pure pensato in passato, anche se non ne sono sicura. Più che altro quando ho letto del provino era come se già me lo aspettassi da tempo che andasse così.
No, okay, sono felice che abbiate trovato un modo per farlo tornare in scena. Devo ammettere che esercita su di me un certo fascino, con quell'aria scazzata, quelle battute al vetriolo e quella bellezza tutta particolare *_*
Certo che, povero Liam, gli avete dato un bel grattacapo XD suppongo che la convivenza/prove teatrali saranno tutto meno che facili se queste sono le premesse XD
L'acqua gassata XD Le luci XD
Theo, hai una nuova adepta al tuo fanclub *-*

D'altro canto, adoro anche Liam.
Per prima cosa perché ha a che fare col teatro ^^ Poi perché è adorabile nel suo modo *distaccato* di guardare il mondo. E non so, le sue interazioni con Theo mi sono piaciute. E anche quelle con Helene. Probabilmente ve l'ho già chiesto, ma non mi ricordo la risposta *rolls* quanti anni ha?

Poi okay, tutti gli scambi di battute sono esilaranti, alcuni mi hanno davvero fatta ridere. L'ho trovato un capitolo più *leggero* rispetto agli altri ^^ Dove leggero ovviamente non significa banale ovviamente, più che altro è stato un po' come prendere il respiro dopo tutto l'angst che circonda gli ultimi capitoli. (quindi okay, non sono preparata al dramma per Liam e Theo, quindi magari preservateli :P)

La foto *-* quasi me ne dimenticavo *-* assolutamente stupenda *-* Che poi tra l'altro, c'è tipo qualche sottile connessione fra Theo che si presenta con le ali di angelo, e la connotazione angelica(ta) che Sam attribuisce a BJ?

Bacio,
Aika.
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 9th, 2011 08:04 pm (UTC)
Qui c'è Sam che è abbastanza inorridito dalla faccenda, invece. *rolls*
Solo l'idea del suo personaggio agghindato in versione darkdemoniaca con collare di cuoio annesso, gli mette i brividi!^^
Comunque sì, sono circa TRE anni che stiamo meditando un modo dignitoso per recuperare Theo: adesso finalmente abbiamo le idee piuttosto chiare, e siamo pure riuscite a intrecciare questo filone della trama con gli altri. Insomma: speriamo che funzioni. *rolls*
Per adesso boh, ci sembra che Liam stia facendo diligentemente il proprio dovere e che Theo pure sia abbastanza gestibile: quanto meno, si è innamorato a prima vista di Helene. E questo, per noi, è un gran bene.^^
Io pure adoro Liam, comunque - è stato un pò tremendo all'inizio, appena è entrato in scena, perchè Roh non riusciva a renderlo esattamente come voleva e io ne avevo in mente una versione molto personale (la versione gitana suggerita da Samuel, più esattamente. *rolls*). Adesso boh, pare si stia definendo in maniera più chiara e sì, è stupendo!^^
Per la sua età, non so dirti con esattezza quanti anni abbia. Credo sulla trentina. Ma sai, Liam è di Roh: quindi avrà a lungo un'età indefinita e resterà mesi e mesi senza volto, temo. *rolls*
Bisogna aver pazienza. *rolls*
La connessione fra le ali di Theo e i deliri angelici di Sam, invece, esiste solo in chiave ironica: credo sia stato l'avvocato a suggerirmi che poteva essere un'idea carina affibbiare il ruolo del protagonista del romanzo di Sam ad un angelo caduto con le ali nere.^^ (E' bastardo. *rolls*)
Sam, ti dicevo sopra, è ancora shoccato. *rolls*
E la foto la amo anch'io^^: ci ho messi giorni a trovarla, ma poi è uscita perfetta^^.
Sono felice che il ritorno del mostriciattolo non ti abbia delusa!^^ Di certo, se tutto va secondo i nostri programmi, ci aspettano scenette piuttosto particolari... *rolls*
Bacio!^^



ladyaikaladyaika on October 9th, 2011 08:10 pm (UTC)
Povero Sam .___.
Avvocoso, perché non pensi alle tue disgrazie?? Tipo Keith (KEITH, l'inesperto della situazione) che ti dà due di picche e col quale non sei riuscito a concludere nulla??
(a me in realtà sembra poetica, più che ironica... cioè proprio l'idea di un angelo nero mi affascina tanto... sarà il fascino di Theo).

PS devo aspettarmi qualche scenetta tipo l'incontro Theo/Al che avevate postato sul blog? XD
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 9th, 2011 08:26 pm (UTC)
Theo sarà legato a Al, sì!^^ Ma non nel senso che dici tu!^^
David comunque è troppo impegnato a pensare alla disgrazia dell'AGRUMO per concentrarsi sulle altre disgrazie... *rolls*
ladyaikaladyaika on October 9th, 2011 08:27 pm (UTC)
Ecco, appunto, Avvocoso, pensa alla tua faccia a pelle d'arancia, invece che sfottere Theo e le sue ali d'angelo u.ù

*scappa via e si nasconde dietro Keith*
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 9th, 2011 08:32 pm (UTC)
Lì ti troverà, Aika. *rolls*
ladyaikaladyaika on October 9th, 2011 08:34 pm (UTC)
Sì, ma la visione di Keith lo distrarrà *rolls*
Oppure mi nascondo dietro Logan :P
Ste_white: windowwhite_guilt on October 9th, 2011 10:12 pm (UTC)
Sono confortata dal fatto che Sam sia inorridito. *rolls*
Lo sono anche io.
Penso che al provino mi sarei comportata abbastanza come Liam.
La visione di Theo-gotico per il Dio malato mi avrebbe ucciso. *rolls*
Però è anche vero che è uno dei pg che mi ha colpito di meno, infatti per me è inspiegabile il suo successo. Mi ricordo che tutti lo adoravano nonostante non avesse fatto nulla di eccezionale. *rolls*
Però sono dispostissima a "conoscerlo" senza pregiudizi, soprattutto se finirà per assumere un ruolo importante all'interno della storia.
Liam mi piace e si sta delineando pian piano. ^^
Poi è sempre bello vedere Helene in un capitolo. ^^

Non so che altro dire, sono ancora scioccata dalle ali decadenti e da Theo-panda. *rolls*
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 18th, 2011 05:04 pm (UTC)
Io credo che la gran fortuna di questo spettacolo sia il fatto che Sam abbia la testa completamente altrove, al momento, perchè avrebbe piantato su un casino storico se solo avesse visto questi provini.
Chiaramente, noi non potevamo non approfittarne.^^
Anche per me è abbastanza incomprensibile tutto il successo che Theo ha riscosso fin dalla sua prima apparizione - alla fine non ha fatto molto altro che guardare il mondo in cagnesco e accioccare un morso al braccio di Jude. Non mi pareva qualcosa di così interessante.
Ma vabbè, dovevamo recuperarlo e lo stiamo recuperando. Credo.
Alla fine dovrebbe uscirne un personaggio un pò più complesso, spero, e sicuramente ci sta già dando i soliti problemi per quanto riguarda certe scelte. Quindi boh, dovremmo essere sulla buona strada. *rolls*

stemst_em on October 11th, 2011 08:04 pm (UTC)
*si intrufola* Sono contenta che siate riuscite a recuperare Theo ^_________^. ♥
Roh e Fata: Bjornrdv_capitoli on October 18th, 2011 04:57 pm (UTC)
Aspettiamo di averlo davvero recuperato, prima di esultare... *rolls*
j_merrickl_law on October 10th, 2011 08:41 pm (UTC)
Beh insomma non potevo proprio esimermi dal commentare un tale capitolo-svolta.
Perchè insomma mi era sinceramente dispiaciuto il sapere accantonato un personaggio come Theo, e ormai non ci riponevo praticamente più alcuna speranza.
Ma cazzo che bello essere contraddetti,a volte XD
La cosa che, in ogni caso, mi ha spaventosamente colpito nel capitolo è una salubre mancanza di spessore...mi spiego meglio, non intendo dire che sia inconsistente, ma che sia più rarefatto e svincolato, il che, secondo me, gli ha regalato un bel po' di realismo.
Insomma, fa ridere. A tratti esaspera, perchè fossi stato in Liam lo avrei tirato giù a calci in culo dal palco quell'esibizionista viziato XD. Ed è stato sorprendente vedere come il filo dei miei pensieri coincidesse con il suo, perchè per l'appunto, tutto il capitolo è intriso di una spontaneità che ha un che di empatico.
Non credo sia una cosa che- almeno per come io la percepisco- capiti spesso nella Rosa, e questo solo perchè credo che tutta la storia tenda a muoversi su altri ritmi e binari, in genere.
Eppure per questo, un pezzo del genere acquista un profilo unico.
Ed ha l'immediatezza tipica di quelle cose scritte che per te sono immagini, lungometraggi, più che messaggi-contenitori-di-significato.
Inoltre, trovo assolutamente soggiogante la singolarità di Theo.
Ed è qualcosa che in lui vedo e non vedo in nessun personaggio della Rosa, ecco perchè mi sarebbe davvero dispiaciuto vederlo accantonato.Sarà che NON può non piacermi, un ragazzo che porti un collare- e lo so moglie che stai sghignazzando *rolls*-oppure sarà che quando leggevo della misantropica ostinazione d Theo ai tempi in cui Jude lo rincorreva per fotografarlo, sembrava si scrivesse di me quando mi aggiro per l'università...ma di fondo credo che abbia un fattore incognito, Theo, a prescindere,che lo renda di un borderline quasi grottesco, e ciò mi piace U.U
E Liam...posso dire di aver finalmente trovato qualcuno di ragionevole e comprensibile in tutta la Rosa XD?
Davvero una ventata di freschezza, questo capitolo.
Avendo poi soprattutto letto quello di Sam che era di un'intensità vischiosa,ho apprezzato il cambiamento.
E comunque, bravo David per la trovata del Dio malato in versione goth... lo avrei proposto io stesso ^___^

P.S. Scusa l'OT, ma prima che finisca disperso tra le mie cartelle, moglie, io avrei finito il disegno di David...Dimmi tu quando vuoi che te lo mandi, poi tu puoi vederlo quando vuoi, è solo per non dimenticarmelo^^''
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 18th, 2011 05:43 pm (UTC)
^_____________^
Hola marito!^^ Che bello risentirti!^^
Scusa come al solito la latitanza e scusa anche il ritardo della risposta, ma la verità è che mi ha fatto un gran piacere ritrovarti da queste parti^^. Non credevo che stessi continuando a leggere il malloppone, però ero sicura che qualora lo stessi leggendo avresti apprezzato la riesumazione di Theo.^^ Bene: d'ora in avanti, potrai godertelo abbastanza spesso. Abbiamo seria intenzione di portare avanti la sua storia e abbiamo già in mente quasi tutto quello che dovrà succedere.
Discuterne con te, se vorrai, sospetto sarà particolarmente interessante.^^
Il capitolo era decisamente più leggero - quel che dici è giusto: ci eravamo invischiate un pò troppo nelle seghe mentali di tutti quanti, ultimamente, e credo che qualcosa del genere servisse anche a dare un attimo di respiro alla storia.
Poi capisco anche quel che dici riguardo all'empatia: soprattutto con te, so che funziona meglio questo genere di comunicazione.^^ Non a caso sei un maschio^^. (e non è inteso come offesa... *rolls*)
Insomma: che Theo ti interessi è una cosa che non hai idea quanto sia importante. Ti accorgerai con lo svilupparsi della trama del perchè, e spero sul serio che continuerai a seguirlo. Avrò bisogno dei tuoi consigli. Molto.
E boh, credo che tutto questo potrebbe servire anche a noi. Me e te. Intesi come coppia di esseri che interagiscono a livello empatico.
Adesso ti sembrerà che sto vaneggiando, ma capirai.
HAI FINITO DAVID???? ^____________________^
Davvero?!?!? ^______________________________________^
Mandamelo appena puoi, ti prego!!!!!!!!!!!!!!!
Sul forum. O sulla mail. Dove ti pare!^^
Sono stracuriosa di vederlo e lui è vuole controllare se lo hai fatto abbastanza figo, quindi fai più in fretta che puoi!^^
Ah.
Credo di esser tornata in fase socievole, ultimamente.
Se vuoi scusarmi per il periodo precedente e fare anche due chiacchiere fra coniugi, possiamo recuperare una seconda meritata luna di miele!^^
Bacio con morso.^^
E manda disegno!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!^^

j_merrickl_law on October 19th, 2011 06:39 pm (UTC)
Risposto via mp su forum ^___^
11astrid11astrid on October 12th, 2011 04:03 pm (UTC)
“L’acqua gassata è davvero portentosa” c’è tutta la sua incredibile capacità di comprensione/accettazione degli altri e delle loro necessarie follie in questa frase di Liam a Theo. E non c’è enfasi ma pacatezza nel prendere atto di una rivelazione inaspettata, c’è ironia contenuta nell’accettare la sconfitta nella prima battaglia di una lunga guerra…Certo Theo non è Raven ma è solo una coincidenza che entrambi attraversino la strada di Liam, entrino nella sua casa (anche metaforicamente), lo costringano a partecipare al loro personale torneo con la vita, senza curarsi di avvisarlo delle regole, anzi, volutamente, ostinatamente, aggressivamente tacendogliele invece e lanciando semmai messaggi (deliberatamente?) contraddittori, e che entrambi compiano una violenza vera e propria, l’uno sulla carne viva di Samuel forse strappandolo forse restituendolo al centro della sua bussola personale (bidirezionale direi…) e l’altro sulla “sacralità con la quale Sam vive il suo “Dio malato” e ne attende con ansia, come un’epifania che potrebbe estraniarlo per sempre o restituirlo a sé stesso, la “perfetta” rappresentazione? E’ un caso che per caso anche Theo incontri proprio l’enigmatico-limpido Liam? Che per entrambi (Raven e Theo) Liam sia il trait-d’union con Samuel?
E’ un caso che Raven e Theo siano così forti e fragili e belli e imprevedibili e nascosti e a tratti così tanto carismatici e così capaci di guardare a fondo negli altri da correre il rischio di affondare?
Liam è forse l’unico personaggio della Rosa, fino ad ora, a possedere forze intatte e la capacità di metterle in gioco senza economia ma con la giusta misura del tanto che basta, e portare a casa la pelle.
C’è da dire che della sua parte fisica del suo essere persona di carne e sangue si sa poco, qualcosa si può arguire dal fatto che la parte che gli è stata assegnata non è facile e richiede doti particolari…anche fisiche! XD
Suppongo che a questo punto si sia capito che il capitolo mi è piaciuto moltissimo e anche il precedente e tutti gli altri ma lo dico lo stesso, come sempre vi siete superate!
Astrid/York
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 18th, 2011 08:01 pm (UTC)
Rispondere a questo commento non è semplicissimo, provo a procedere per punti. Dunque.
Per prima cosa è parecchio particolare il trait-d’union che hai trovato fra Theo e Raven - giuro che non ci avevo minimamente pensato. Samuel neanche, si era accorto. *rolls*
Quindi se rispondo a tutte le tue domande con un SI spero di non deluderti... Cioè, nella Rosa succedono continuamente coincidenze assurde - perfino imbarazzanti, spesso: cose che non possiamo evitarci o che cerchiamo apposta per legare insieme i diversi filoni della trama anche sapendo che hanno molto poco di realistico o che sarebbe meglio ripiegare su altro.
Quindi immagino che poi alla fine venga naturale, cercare legami ovunque. *rolls*
In realtà, però, al parallelismo Raven-Theo non avevamo davvero mai pensato. Nè ci eravamo rese conto che potesse esser possibile trovare un qualcosa che li unisse. E' interessante, scoprire che invece sono così simili in così tante cose!^^
Ora che ci penso, le ali nere di Theo ricordano un pò anche un CORVO. Raven, appunto.^^
Stai a vedere che alla fine sono fatti per stare insieme!^^
Per quanto riguarda Liam, non so bene se abbia particolari doti fisiche perchè Roh è pigra da fare schifo e ancora non ha trovato un modello per il suo personaggio, ma immagino che se Theo morde con tanta facilità qualche tipo di particolare resistenza fisica dovrà pur averla, se vuole interagirci.^^
Io lo immaginavo un pò gitano (era Sam, più che altro, che lo immaginava gitano *rolls*), ma invece pare sia abbastanza opposto, come tipo. Quindi non so. Pensandoci bene, alla fine potrebbe pure soccombere al malefico ragazzino^^.
Vedremo^^.
Sono contenta che il capitolo ti sia piaciuto, comunque - se in futuro ti venisse voglia di slashare insieme Theo con Raven, David dice che è disponibilissimo a darti manforte^^.
Bacio, e scusa anche tu per il ritardo della risposta... *rolls*
pure_l0ve: Maskpure_l0ve on October 14th, 2011 12:43 pm (UTC)
Dopo eoni. *rolls*
Liam mi piace e sono contenta che Theo abbia trovato posto nella storia, e ce lo vedo bene ad interpretare questo bellissimo e strano 'dio malato'.^^ Anche se, fossi in Sam, inorridirei anche io di fronte ad un attore pseudo-emo.
Un capitolo di respiro.^^
Aspetto i risvolti.^^

P.S.
Ora dovrei riuscire a commentare più frequentemente. *rolls*

P.P.S.
La foto è *stupenda*!^^
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 18th, 2011 05:45 pm (UTC)
Uh: dev'essere il capitolo dei ritorni, questo!^^
Ciao Lils, bello riaverti fra noi!^^
Sono strafelice che la foto ti piaccia, che il capitolo ti abbia convinta ma soprattutto che sei tornata!^^ Mancavi.^^

kia_dpkia_dp on October 18th, 2011 05:45 pm (UTC)
Salve^^
Finalmente è tornato Theo! Come pg mi aveva incuriosito e mi è dispiaciuta la sua uscita di scena..comunque il suo ruolo adesso mi intrigante molto ^^ penso che darà del filo da torcere liam *rolls*
È stato sicuramente un cap più leggero rispetto ai precedenti e anche divertente soprattutto quando mi sono immaginata la scena iniziale tra Theo e liam!
Helene è un pg che mi da sicurezza e mi piace molto soprattutto quando compare nei cap con sam ma in generale da l'idea di una donna forte e indipendente anche se non so niente del suo passato.
Come sempre cap fantastico, bravissime ^^
Un bacio^^
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on October 18th, 2011 05:54 pm (UTC)
Ciao anche a te!^^
Scusa, credo che fra i commenti arretrati a cui dobbiamo rispondere ci sia anche qualcuno tuo. Stiamo cercando di recuperare e ci dispiace moltissimo far passare tutto questo tempo, ma Roh è a Siviglia e io sono incasinata. E insomma, ci terrei a chiarire che non è che non leggiamo e che non apprezziamo. Anzi.
Ogni vostro intervento ci fa tantissimo piacere e alcuni ci aiutano anche molto con la storia, solo che abbiamo tempi di risposta un pò più lunghi del solito da qualche tempo. Spero ci perdoniate...^^
Riguardo a Theo, sono contenta che il suo ritorno sia stato accolto con tanto entusiasmo^^: so che come personaggio incuriosisce e so anche che è stato un pò bastardo tenerlo in ombra per quasi 100 capitoli. *rolls*
Però adesso abbiamo finalmente intenzione di occuparci di lui^^, e di dargli uno spessore più convincente rispetto alle prime apparizioni. Spero che continuerà a interessarti^^.
Poi, ti ringrazio in modo particolare anche per apprezzare Helene: fa sempre piacere quando mostrate di gradire le uniche ragazze della cittadina. *rolls*
Roh ne sarà felicissima!^^
Grazie ancora per il commento e per continuare a seguirci, sei sempre un tesoro!^^
Kiss!
kia_dpkia_dp on October 18th, 2011 06:33 pm (UTC)
Tranquilla per le risposte ai commenti non c'è nessun problema a me basta farvi sapere che ci sono e che continuo a leggere la vostra storia *rolls*
Si Theo mi piacerà sicuramente come pg!! Sono contenta di farvi piacere facendovi sapere che mi piacciono molto anche i pg femminili^^
Al prossimo cap!
Bacio, di nuovo ^^ <3
**Ardespuffy**ardespuffy on October 13th, 2012 10:11 pm (UTC)
Non sono sicura di come immaginarmi Theo... sto pensando inevitabilmente a qualcosa sul genere di Benedict Cumberbatch da giovane. E nevrotico. E semi-goth.

CHE DIAVOLO STANNO COMBINANDO JUDE E RAVEN? Ok, erano decisamente troppi capitoli che non recensivo. Ho un accumulo sclerotico.
Per punti, e molto brevemente:

- ho seri problemi ad accettare il rapporto che mi state facendo stabilire con Mike e Ash. Perché mi piacciono, ecco, e mi piace immensamente Mike quand'è con lui. Però io so che tra Albert e Mike non è finita qui. Lo so, punto. Diventa sempre più difficile capire dove schierarsi, in questo stato di sospensione fra passato, presente e futuri-che-potrebbero-essere, perciò ho deciso di farmi trasportare e basta.
In più, il mio con Mike e Albert è un caso di identificazione assolutamente patologica. Grazie al cielo mi succede solo con loro.

- CHE DIAVOLO STANNO COMBINANDO JUDE E RAVEN?!

- Carlos e Vivian sono stati in assoluto la prima coppia della Rosa a catturare la mia attenzione. Subito prima di Bjorn e Samuel, il che rende molto ovvia la mia propensione masochistica. xD Il parere è scontato: anch'io, come tutte, non vedo l'ora che Vivian sciolga la riserva e si permetta di vivere il sogno. Per loro nutro sinceramente qualche speranza, però - posso azzardare? Li vedo meglio assortiti di altri. E a proposito di mal assortimento: io David non riesco proprio a inquadrarlo. Probabilmente dipende dal fatto che non riesco a definire il suo carattere se non in complementarietà con la sua controparte dialettica di turno - Rowan, Keith, Sam, Vivian, Carlos. Il fatto che mi riesca piuttosto odioso a pelle non aiuta la sua causa, poi. xD

- No, dico, CHE DIAVOLO STANNO COMBINANDO JUDE E RAVEN?! Nel tempo sono diventati la mia coppia preferita in assoluto, credo. Qualunque cosa li riguardi mi ferisce profondamente. ç__ç
Diciamo che tendo ad essere molto per l'ordine prestabilito, reazionariamente: le coppie "storiche", insomma. Bjorn e Samuel, Chris e Gabriel (non sono assolutamente pronta a vedere Chris con nessun altro, sappiatelo), Mike ed Al, Viv e Carlos, Raven e Jude. Farei reuscitare Mark apposta per ridarlo a Luis, potendo, davvero. E un'altra cosa: non mi è ancora chiaro che tipo di rapporto ci sia stato fra Ethan e Rowan, ma anche lì le mie preferenze sono anacronisticamente rimaste ancorate ai canoni di Drenched.

Avevo detto che sarei stata breve, dammit. Mi eclisso.
Commento molto inutile, ma dovevo sfogare le mie frustrazioni da lettrice lungamente latitante.

Inutile a dirsi, vi aspettiamo col cuore in mano. <3