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02 February 2012 @ 09:39 pm
RUNNING OUT OF LULLABIES  







So you say you want a deathbed scene, the knowledge that comes
                 before knowledge,
                                     and you want it dirty.
             And no one can ever figure out what you want,
                                                                and you won’t tell them,
and you realize the one person in the world who loves you
                                                 isn’t the one you thought it would be,
      and you don’t trust him to love you in a way
                                                                      you would enjoy.
                               And the boy who loves you the wrong way is filthy.
And the boy who loves you the wrong way keeps weakening.
            You thought if you handed over your body
                                                      he’d do something interesting.

(Richard Siken –"Little Beast", Crush)





L’uomo aveva un profilo perfetto, e forse era stato solo quello, inizialmente, a incuriosirlo. La linea del naso e della fronte, l’angolazione del capo, le spalle. Lo sguardo.

Per un istante, Rowan aveva perso di vista il locale e la gente intorno, la tensione dei nervi, le proprie intenzioni: aveva dimenticato la città, fuori, l’intrecciarsi delle storie e delle reti.

Gli odori.

La voglia di ritrarlo era arrivata come arriva a volte la vertigine, del tutto imprevista e inspiegabile – si era bagnato le labbra e aveva sentito acutissima la mancanza del blocco da disegno, l’assenza della matita tra indice e medio. In equilibrio.

C’era stato un tempo – un’altra vita, un altro continente – in cui non usciva di casa senza gli strumenti necessari a dipingere ed era quasi paradossale che ora fosse questo particolare a offrire la misura del cambiamento, a dimostrare quanto la direzione scelta lo stesse portando lontano.

Non gli sbagli fatti nel frattempo. Non gli accordi presi, l’anticipazione della notte a venire.
Ma questo. Sedere in un angolo senza niente su cui disegnare. Osservare l’entrata di un uomo e sentire la voglia di tracciarne il profilo.

Erano mesi che non gli succedeva, in quel modo.

L’impulso di dipingere c’era ancora, onnipresente, febbrile, ma mancava la volontà di ricondurlo a qualche cosa di concreto: erano esplosioni di colori, spesso, pennellate frenetiche che scrivevano pagine tese, confuse. La sua Parigi stava nascosta dietro quei contrasti inspiegabili: i cieli rubati al tramonto e le notti trascorse a bere, a ferirsi. Quadri astratti per raccontare storie impossibili da riassumere, voci che diventavano silenzi: e il rallentare del proprio cuore, intanto, il lento suicidio di una strada che proseguiva in solitudine.

Di quell’uomo avrebbe voluto fissare il ritratto, invece – utilizzare grafite e le ombre delicate di un tratto che accarezza la carta senza spezzarla, senza lasciare cicatrici. Giocare con la luce, poi. Schizzo dopo schizzo, per riappropriarsi del mondo e della propria capacità di gestire lo spazio, sfumandone i contorni fino ad ammorbidire il bianco.

Fino ad addolcire anche un poco se stesso.

Una ragione vera per tutto questo mancava: tutto ispirava quel viso tranne che tenerezza. Eppure, nella ruvidità dei tratti somatici e nella freddezza con cui l’uomo appoggiava gli occhi su ogni cosa, ogni persona, c’era qualcosa di stranamente confortante.

Che non si trovasse in quel locale per il sesso era fin troppo chiaro: non si intuiva nessun compiacimento, nel suo spostare lo sguardo da un ragazzo all’altro; nessuna mostra di potere. Soltanto una curiosità disincantata, una sorpresa appena appoggiata sulla bocca, agli angoli delle labbra. O tra le dita.

Rowan aveva continuato a guardarlo fino a quando non l’aveva visto prendere posto a un tavolo appartato. C’era qualcosa di stranamente stimolante nel seguire i suoi movimenti in quel modo, uno sguardo fra i tanti che gli si posavano addosso: nel sapersi del tutto indistinguibile dagli altri corpi che popolavano il locale, esile e grazioso e schiavo di qualche droga oscura, della propria fame.

Poi, quegli occhi azzurro chiaro si erano fissati nei suoi, con una precisione implacabile, ed era stato come se gli ritagliassero intorno lo spazio sufficiente a respirare.

Come se, per un istante almeno, incontrassero proprio lui. Lo trovassero nudo.

Quella notte aveva cambiato direzione lì, sull’orlo di un brivido. Si era ghiacciato il sangue, e con il sangue il veleno che periodicamente lo annegava in qualche nuovo abisso; gli si era schiarito il cervello, come se l’alcol e la droga fossero evaporati di colpo lasciandolo lucido, perfettamente sveglio.

Non aveva fatto male, a differenza del solito.

Era stato quello, probabilmente, a segnare il loro incontro: la voglia di dipingere i tratti reali di un volto e il sollievo strano, quasi dimenticato, di sentirsi vero.

O l’anticipazione con cui Rowan l’aveva guardato avvicinarsi, dopo; la calma quasi irreale con cui il cuore scandiva i secondi, tanto diversa dall’impazienza tipica di quelle notti. E la fermezza dei suoi occhi, visti da vicino ancora più azzurri – la soddisfazione di dover inclinare la testa all’indietro per fissarlo.

L’attesa.

Parlava un francese pesante, corretto ma piuttosto accentato.

“Hai un volto interessante.”

Quasi senza volerlo Rowan si era trovato a sorridere.

“Anche tu,” aveva risposto. In inglese.

Scivolando sulla lingua le parole avevano segnato una complicità ulteriore, non tanto quella di due compatrioti incrociatisi per caso in terra straniera, ma di due stranieri alla propria stessa terra che nella lontananza cercavano una dimensione nuova.

“Non abbiamo posti tanto raffinati, a New York.”

Il sorriso dell’uomo si nascondeva negli angoli delle labbra – il volto restava duro, spigoli da sfiorare in punta di dita. Le sue battute erano un codice dentro il codice, ogni parola un simbolo. Un riconoscimento.

“Forse non li hai cercati abbastanza. A New York trovi di tutto.”

“Non proprio di tutto, a quanto pare.”

E il sottinteso più che evidente del suo sguardo, il cenno deliberato del mento. L’allargarsi quasi impercettibile del sorriso.

“Sei a Parigi da molto?”

“Il tempo sufficiente.”

Era quasi troppo semplice rispondergli - incoraggiarlo, farsi avanti.

“Tu?”

“Abbastanza a lungo da sentirmici già in gabbia,” era stata la replica, sorprendentemente sincera in quel contesto. Lo sguardo dello sconosciuto era quello di chi sta meditando un’evasione, come se una parte della sua mente fosse costantemente altrove.

“Il vino è ottimo, però; a quello ti abitui in fretta,” aveva aggiunto. Poi: “Posso offrirti da bere?”

Era bastato annuire.

Chiudendo le dita intorno al bicchiere, Rowan già sapeva che sarebbe tornato a casa con quell’uomo; sapeva che il tempo si sarebbe frammentato e ogni scheggia avrebbe offerto una nuova storia, una possibilità diversa ancora nascosta.

C’era un letto, forse, nel futuro immediato; altro vino e le fiamme di un fuoco tiepido, un divano di velluto. C’erano sangue e cicatrici e la dimensione esatta del suo corpo – dolore e piacere e un sonno lunghissimo, eterno.

Fiori appassiti e quadri lasciati a metà, tele squarciate. Polvere di vetro.

O forse soltanto quegli occhi chiarissimi.

Nient’altro che questo.

Avrebbe dovuto sentire paura, mentre indossava il giubbotto e lasciava che l’inverno gli graffiasse la pelle, infiltrandosi tra le pieghe del tessuto – l’alcol bruciava in gola e mancava qualunque certezza, qualunque punto di riferimento per ritrovarsi.

Ma la paura era cosa di un tempo e la notte non sapeva di pericolo: appoggiata per un istante nel centro della sua schiena, la mano dell’uomo era calda. La sua voce, mentre comunicava un indirizzo al taxista, stranamente familiare e completa.

Chiudendo gli occhi, Rowan aveva lasciato che il tempo passasse, senza cercare di ricordare la strada.




La prima volta era stata stranamente disconnessa: lui non sapeva cosa aspettarsi e forse per questo aveva lasciato che fossero le azioni a incastrarsi una dietro l’altra, senza sforzarsi di dare loro un senso o un ordine preciso. Probabilmente, era stato quello l’inizio.

Faceva caldo, allora – la pelle sapeva di acido, sale e sudore e altri gusti confusi. Lui si era morso la lingua per non gridare e il sangue era scivolato in gola, liquido e nauseante e troppo lontano.

Si era fatto accompagnare a casa, dopo.

Il ragazzo che stava con lui guidava quasi con premura e gli lanciava occhiate nervose, di tanto in tanto – Rowan ricordava la sua mano sulla guancia e la dolcezza del suo accento quando gli aveva chiesto se stava bene, se aveva bisogno di qualcosa.

Difficile dire quale fosse stata la risposta, ma la sua voce gli era tornata in mente giorni dopo, mentre un altro uomo – più vecchio, più aspro – piegava quello stesso francese in sillabe graffianti che lui non era ancora in grado di capire.

Non c’erano stati altri viaggi di ritorno in auto; non con i suoi compagni notturni, almeno.

Aveva imparato a riconoscerli al primo sguardo, quelli che non avrebbero mosso un dito per aiutarlo. E lentamente, dopo una due troppe volte in cui erano stati loro, a dargli esattamente ciò di cui aveva bisogno, aveva cominciato a cercarli.

Battendone le tracce.

Una caccia silenziosa, senza cani e senza prede.

L’idea di farsi pagare era arrivata dopo, quasi per sbaglio: Rowan pensava di essersela lasciata alle spalle quella fase, di averla seppellita a New York insieme al ricordo di Edward, allo strusciare delle sue nocche sulla pelle; la domanda sapeva di fumo, quando il tizio di quella notte gliel’aveva soffiata in faccia, e per un attimo lui non aveva saputo processarla.

Suonavano sempre strane le parole francesi in quel contesto, all’inizio.

Un contrasto che accendeva gli sguardi.

Aveva risposto una cifra qualunque, allora. Il tizio non aveva fatto una piega.

Ed era stato solo sulla strada di casa – a piedi, questa volta, concentrando tutte le attenzioni sulla sensazione perfetta di vuoto che gli aleggiava nella testa – che aveva capito davvero cosa fosse successo. Che si era accorto, con un senso quasi sgomento di sorpresa, di averne goduto.

Non era in programma, allora, finire incastrato in quel circolo vizioso: ci sono droghe che puoi controllare e altre che ti divorano da dentro, soffocandoti il fiato giorno dopo giorno. Rowan sapeva benissimo quanto fosse fragile l’equilibrio, eppure questo non gli aveva impedito di ritrovarsi la sera successiva nello stesso posto; di ripetere gli stessi movimenti con la scioltezza di qualcuno molto più esperto.

Lo sapeva anche allora, quel che stava facendo.

Lo sapeva anche se non lo voleva davvero, anche se ogni tanto – se si fermava a pensarci, se qualcuno glielo domandava – tutti quei ricordi salivano come vomito a chiudergli la gola.

Era una strada senza uscita e la claustrofobia un panico che scioglieva nelle vene un’eccitazione irresistibile: come chiudere gli occhi e bere, come offrire la gola e lasciare che un altro corpo lo ancorasse alla terra.

Come premere la tempia contro il vetro e ricordare New York.

Una macchia di inchiostro e il sussurro di Edward.

L’americano con tutto questo non aveva nulla a che fare.

I suoi occhi erano troppo limpidi per adattarsi alle ombre del locale dove si erano incontrati; il suo profilo troppo netto per nascondere perversioni o segreti sordidi.

Non si incastrava.

Rowan ne era cosciente già mentre entrava nel suo appartamento, eppure lo aveva seguito fino a casa e per la prima volta da mesi non aveva sentito il bisogno di ricorrere a giochi pericolosi – nessuna puttana e niente droghe, niente cuoio sulla pelle. Nessuna fretta, neanche.

C’era qualcosa di particolare nel silenzio tra loro, una sorta di complicità che non trovava basi solide in nulla che avessero già condiviso. L’uomo si muoveva nella stanza con la disinvoltura di sempre, come se non avesse uno sconosciuto appresso e lunghe ore da riempire solo della sua presenza.

La noncuranza, sulle sue spalle, aveva una bellezza strana. Discreta e rassicurante, stranamente poco aggressiva.

“Quanto tempo è, abbastanza a lungo?”

“Hm?”

Seduto sul divano, Rowan aveva rovesciato la testa contro lo schienale. Sorriso.

“Hai detto che sei stato qui abbastanza a lungo da sentirti già in gabbia. Ma non può essere così tanto se ancora non ti sei neanche deciso a togliere dalle finestre quelle tendine orribili…”

“Oh, quelle fanno parte del training.” L’uomo si era chinato sul tavolo per accendere il computer, intanto – un portatile Mac. Bianco. “Bisogna sforzarsi di sentirsi almeno un po’ francesi, quando si vive in Francia. Questione di integrazione.”

“Ci sono cliché e cliché, però. Non conveniva limitarsi a mangiare molto formaggio?”

Un mezzo sorriso, trattenuto. “Un tubino nero sarebbe stato peggio…”

Rowan non poteva ancora saperlo, allora, ma scambi di quel genere sarebbe divenuti la regola, tra loro: battute incatenate l’una all’altra all’infinito, in un gioco continuo di rimandi che non sembravano portare mai a niente. Le confidenze si nascondevano tra menzogne raccontate per noia e, anche se nessuno dei due lo diceva apertamente, c’era la sensazione che l’altro sapesse sempre quando crederci. O quando diffidare.

Si era trovato a parlargli della pittura così, nella stessa maniera distratta – mentre descriveva la prospettiva di una strada, l’espressione di un bambino che giocava tra le pozzanghere. Era stato il primo e ultimo ritratto umano di quella fase di Parigi, quello: tratti rapidi segnati su un foglio spiegazzato, utilizzando il ginocchio come supporto.

Rowan si era accorto che la panchina dove sedeva era bagnata nello stesso istante in cui aveva notato la familiarità del volto che lo fissava dal suo schizzo. Aveva sollevato la testa; il bambino rideva e aveva capelli castano chiaro, non somigliava affatto a Edward.

Aveva sfregato la mano sulla superficie umida della panchina, allora, aveva premuto il palmo sulle linee del disegno. In fretta, bruscamente, aveva chiuso il pugno.

Lo schizzo era rimasto nella pozzanghera alle sue spalle, accartocciato, mentre lui si allontanava nervosamente. E quella notte, in un locale qualunque, aveva lasciato che un uomo scuro di sguardi e di pelle lo scopasse nel bagno – il suo primo sesso francese.

Un sapore distante.

“Perché l’astratto?”

L’altro lo stava guardando fisso, con le palpebre socchiuse e gli occhi perfettamente fermi dentro i suoi – perfettamente diretti.

“Perché chiudersi dentro la propria visione, filtrare per forza ogni realtà…?”

Sistemandosi più comodamente contro il divano, lui aveva scrollato le spalle. “Sei sempre chiuso nella tua visione, comunque. Qualunque cosa fai, qualunque cosa dipingi. E a volte è più semplice. Catartico.”

Parlavano da ore e ancora non aveva idea neanche di come si chiamasse - nessuno dei due si era presentato, non c’erano stati scambi di dati o informazioni precise. L’unica verità erano i suoi zigomi, la maniera in cui l’ombra li ritagliava, affilati.

Le sue mani avevano dita lunghe e ferme, né troppo curate né sciupate dalla fatica; il suo volto poteva avere quarant’anni o cinquanta. Sotto gli abiti, il corpo si indovinava asciutto.

Forse, appena troppo poco brutale per essere pericoloso.

“Ti hanno mai fatto un ritratto?”

La domanda era uscita leggera, l’americano aveva accennato un sorriso.

“Una volta,” aveva risposto.

E poi, quasi come in un gioco: “Da bambino.”

Rowan avrebbe potuto chiedergli di spogliarsi in quel momento stesso e forse la loro storia avrebbe registrato una curva diversa – le parole stavano incastrate in gola, si era sentito pronto a pronunciarle.

Posso ritrarti io? Ora?

Sapeva con assoluta certezza che non avrebbe ritrovato Edward tra quegli spigoli, che non ci sarebbe stato spazio per nient’altro che quel presente. Per lui.

Forse proprio per questo era rimasto in silenzio, però, limitandosi ad annuire assorto. A stringere le dita su un carboncino impalpabile lasciando che quella notte sgocciolasse ora dopo ora in qualche direzione sconosciuta, imprevedibile e diversa.

Per una volta, pulita.




Il resto sarebbe venuto dopo, lentamente, in forme strane che nessuno si aspettava.

Sarebbe stato il peso di un mazzo di chiavi nella mano, la pressione gentile dei denti d’acciaio nella conca del palmo e il suono di un nome, Ethan Vaughan, rivelato troppo tardi per inscriversi in qualunque storia.

Sarebbe stato il primo ritorno: ritrovarsi una settimana dopo sotto quello stesso appartamento, suonare il campanello senza neanche preoccuparsi di mettere in ordine un pensiero e poi il suo sguardo, quella seconda notte, il sollievo di nascondersi nella sua doccia e la traccia della luce seguita a passi lenti fino a ritrovare la sala, Ethan seduto alla scrivania dietro il suo portatile. Non dover dire niente.

Certe abitudini a volte nascono così, neanche ci fai caso.

Rowan sapeva fin troppo bene quanto fosse semplice perdersi nell’ingranaggio perfetto di un’azione ripetuta inconsciamente, eppure questo non gli aveva impedito di insediarsi nella casa dell’uomo come se fosse solo naturale, rifugiarsi da lui dopo le notti peggiori – entrare e uscire dalla sua vita senza domandare permesso, senza pagare pedaggio né scontarlo.

Il sesso rimaneva agli angoli, in tutto questo. Ethan non sembrava cercarlo.

Ethan non sembrava cercarlo e Rowan sentiva l’inquietudine scivolare via dalle spalle con l’atto stesso di spingere la chiave dentro la toppa della serratura – la notte pesava sulla pelle ma bastava l’acqua bollente per cancellarne i lividi, bastava rannicchiarsi sul divano con i capelli ancora bagnati e chiudere le mani su una tazza di tè caldo, chiudere gli occhi.

A volte disegnava, quando la tentazione diventava troppo forte. A volte affondava le unghie nella carne e si limitava a prendere respiri profondi, a resistere.

“Sei sicuro di non volerlo?” aveva chiesto una notte, dal niente.

Ethan sedeva al tavolo con il suo solito portatile – era capace di passarci le ore, a scrivere, o a leggere o lavorare o magari fissare lo schermo pensando a niente. Rowan non cercava di indagare, non serviva nessuna precisazione.

E non era servita nessuna precisazione neanche quella sera – l’uomo aveva sollevato lo sguardo dal monitor, si era voltato lentamente verso di lui.

“Non ho mai detto di non volerlo,” aveva risposto, immobile. Teneva le dita ancora distese sul mouse, la testa appoggiata sulle nocche della mano.

“E quindi?”

Occhi negli occhi, erano troppo azzurri. Chiari.

“Volere e agire non sono necessariamente sinonimi per chiunque, Rowan.”

E la verità è che lui lo sapeva già allora, tutto questo – era perfettamente consapevole delle sfumature che si aprono tra un desiderio e un’azione, tra passi falsi e vertigini di calore e brividi.

Il rifiuto aveva lo stesso profilo di Edward, il suo stoicismo svilito dalle droghe, e bastava tornare indietro di qualche ora, all’inizio della sera, perché il lato opposto di quella stessa astinenza gli bruciasse la gola nella forma del sesso di un uomo, sapore di lattice e odore di fumo.

Seduto a qualche metro da lui, immobile e tranquillo, Ethan sembrava racchiudere in un solo sguardo tutte le altre realtà – ogni equilibrio.

La lucidità di saper decidere e il privilegio di poter scegliere.

Rimandare.

Lui non aveva insistito, allora – si era limitato a bagnarsi le labbra. E anche in seguito, nelle notti successive, ogni volta che veniva la tentazione di inchiodare con parole quel che legava insieme i loro ritmi risultava facile abbassare la testa, distogliere gli occhi.

Lo sguardo cadeva su di un quadro, puntualmente, o sul pianoforte che riposava nell’angolo, e la curiosità nasceva oziosa come quando da bambino Rowan camminava per raccogliere conchiglie sulla spiaggia: aveva imparato in quel modo la bibliografia di autori di cui ignorava l’esistenza, scoperto quale fosse il pittore preferito di Ethan, quale movimento artistico risvegliava la sua insofferenza.

La figura di Gabriel si era delineata nello stesso modo: piccoli particolari accumulati per caso, prima di scoprire quanto fossero preziosi. Prima di scoprire che era per lui il pianoforte, per lui ogni angolo di quella casa rimasto vuoto, ancora da occupare – la responsabilità di certi silenzi e l’esitazione nel pronunciare un nome, nel dire di no. Di sì.

Rowan non aveva pensato immediatamente che i limiti di Ethan potessero essere tracciati sull’esistenza di qualcun altro – non aveva pensato che ci fosse qualche storia, un passato ancora vivo invece che quel presente ininterrotto – ma era stato dolce rendersene conto istante dopo istante, a ogni nuova reticenza nell’aggiungere un particolare.

Gli aveva fatto bene, saperlo.

Aveva smesso di fargli domande, quella notte, come se certe ammissioni bastassero a se stesse.
Accoccolato contro lo schienale del divano, aveva premuto la tempia contro il bracciolo – respirato profondo – mentre dall’altra parte della stanza Ethan riprendeva a lavorare e il ticchettare delle sue dita sui tasti sembrava addomesticare il silenzio, renderlo leggero.

Sulla sua fronte, l’incresparsi delle rughe dava la misura di quanto fosse reale il mondo.

Di quanto fosse raro il coraggio.

E lui si era addormentato guardandolo - aveva sognato il distendersi dell’oceano contro l’orizzonte e la sfumatura blu del cielo. Si era svegliato al mattino con il gusto del sale sulla pelle, aveva socchiuso gli occhi alla luce che filtrava dai vetri della finestra.

Ethan non sedeva più alla scrivania, la sala era deserta.

E anche se in bocca c’era il sapore di sempre – acido e sangue, la stanchezza di una notte troppo lunga – lui si era accoccolato meglio su se stesso. Aveva sbadigliato, languido.

E poi aveva disteso le labbra in un’espressione rilassata. Lieve, leggera come i pulviscoli di sole che gli galleggiavano attorno.





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ladyaikaladyaika on February 2nd, 2012 11:31 pm (UTC)
Leggervi dopo cinque mesi mi fa un effetto stranissimo.
Nonostante a me personalmente non sia successo niente di particolare, mi sento diversa rispetto alla persona che ha commentato l'ultimo capitolo della Rosa.
Sarà che sono cambiate le persone con cui ho avuto a che fare, sono cambiate le prospettive e le coordinate.
Ma tornare a quella che spero possa di nuovo essere una piacevole abitudine è stupendo, come ritrovare una parte di me.
Su questo prologo non ho ancora molto da dire, mi sa che devo rileggerlo ancora un paio di volte per inquadrarlo per bene, però ci tenevo ad onorare la tradizione di stalker-compulsiva-da-primo-commento-portafortuna ^^
Rowan sembra diverso da Drenched, forse più sfumato, più opaco. Però allo stesso tempo è ancora così legato visceralmente al passato da fare quasi paura.
E prima o poi formulerò un commento dettagliato e decente (si spera!). A presto ^^
E grazie <3
Roh e Fata: Rowanrdv_capitoli on February 3rd, 2012 08:56 pm (UTC)
Prima di tutto grazie. Come sempre, per il primo commento e per esserci.^^ Davvero.^^
Per noi è stato importantissimo postare questo capitolo - sembra impossibile che dall'aggiornare una volta a settimana siamo passate a un intervallo di cinque mesi ma boh. Forse ce n'era anche bisogno. Spero che prima o poi riusciremo a rimettere mano anche alla Rosa.^^

Immagino che sia stato strano ritrovarsi faccia a faccia con questo Rowan - e in generale leggere questo prologo, non sapere dove si andrà a parare. Però boh, spero che vi piacerà seguirci. Qualunque sia la direzione che prenderà questa storia. *rolling-eyes*
Mi è piaciuto molto quel che hai detto di Rowan. Il fatto di averlo trovato diverso da Drenched - perché in realtà è passato pochissimo tempo da quando è partito, credo sia a Parigi da neanche un anno, ma il fatto stesso di essersi lasciato Edward alle spalle ha significato un cambiamento enorme e insomma. Non so se può dirsi 'cresciuto', perché non è che stia facendo scelte migliori di prima, anzi, ma penso che fosse un passo necessario anche quello. Vedremo dove andrà a finire.^^

Grazie ancora per il commento.
A presto.^^ Un bacio.^^
Ste_white: seesawwhite_guilt on February 4th, 2012 01:22 am (UTC)
Io non penso che Rowan sia cambiato.
Le scelte e certi modi di usare se stesso sono quelli di sempre.
E' cambiato come cambiano tutte le persone se gli cambi lo sfondo, il cielo. L'asfalto sotto i piedi.
O semplicemente l'aria o la lingua che si declina in modi differenti e per forza di cose stranieri.
Però c'è qualcosa nella sua voce che lo fa sembrare leggermente più adulto. Tutto quello che ha affrontato prima di andare a Parigi non poteva fingersi senza peso. Tutto resta annidato sui confini del suo corpo, su quelli dei ricordi.
Edward è sempre lì. L'immagine dei suoi lineamenti e la voglia di disegnarli, il peso delle sue nocche sulla pelle.
Manca in un modo strano eppure così inevitabile.
Ed è una sorpresa trovare Ethan, poter "vedere" tante piccole cose che di riflesso appartengono a Gabriel. Quelle che sembrano insignificanti eppure sono preziose perché te le insegna il tempo, quando stai così tanto con una persona da calcarci sopra un parte di te. Almeno in certi movimenti.
Ed è bella l'interazione tra loro due.
Mi è venuto in mente Vivian quando cercava rifugio a casa di Samuel. Probabilmente le loro situazioni non si somigliano in nulla se non nel fatto di cercare un luogo sicuro.

Sulla sua fronte, l’incresparsi delle rughe dava la misura di quanto fosse reale il mondo.
Di quanto fosse raro il coraggio.


Cito solo questo perché tanto non saprei scegliere davvero cosa riportare. Non è neanche il momento adatto per commentare, sperare di non avere troppo altro per la testa. Troppi discorsi a metà. Non volevo rischiare di capire a per b, ma alla fine avevo comunque voglia di dire qualcosa. Anche perché è il primo aggiornamento da tanto e so quanto è costato.
Poi è bellissimo.
Non so perché poi ho riletto "La luz del instante". Sarà perché volevo fare una sezione anche per quella one-shot ma l'etichetta mi veniva a schifo...
Forse è l'unica cosa che non avevo mai riletto e non mi ricordavo neanche *quanto* fosse bella.

Edit: la foto è bellissima e Siken non lo commento per la stessa ragione per cui non c'è e forse non ci sarà mai un post su di lui. Però è bello vederlo legato a questa nuova storia.
Tolto gli OT.

Notte

Edited at 2012-02-04 12:35 pm (UTC)
Roh e Fata: Rowanrdv_capitoli on February 6th, 2012 09:26 pm (UTC)
Io non penso che Rowan sia cambiato.
Le scelte e certi modi di usare se stesso sono quelli di sempre.

Io credo che in questa fase della sua vita Rowan abbia portato avanti quello che in Drenched aveva in fondo aveva appena iniziato. Ha perso quei pochi punti di riferimento che aveva ed è come se adesso di colpo avesse davvero la *libertà* di farsi male. Mentre prima, comunque, in qualche modo c’era Edward come limite. E insomma, credo che sia ancora in una fase in cui deve imparare a tracciarseli da solo, questi limiti. Ad accettarli.
Non ho la più pallida idea di cosa riuscirà a fare, però.

E' cambiato come cambiano tutte le persone se gli cambi lo sfondo, il cielo. L'asfalto sotto i piedi.
^____^ Mi erano mancati i tuoi commenti, Ste. Le cose che scrivi.^^

Ed è una sorpresa trovare Ethan, poter "vedere" tante piccole cose che di riflesso appartengono a Gabriel. Quelle che sembrano insignificanti eppure sono preziose perché te le insegna il tempo, quando stai così tanto con una persona da calcarci sopra un parte di te.
Per me Ethan è stata una sorpresa assoluta.
In realtà non avevo mai avuto un rapporto davvero buono con il suo personaggio – cioè, lo trovavo affascinante, però tendevo a vederlo con gli occhi di Albert, essenzialmente. E quindi non riuscivo a non pensare all’influenza forse eccessiva che poteva avere avuto su Gabriel, a chiedermi se davvero era così perfetto come lo descrive Gabriel o se erano solo i suoi occhi a renderlo tanto bello.
Con Rowan invece lo sto guardando davvero. E mi sono innamorata tantissimo di lui, anche io – di lui da solo e di lui con Rowan, e di lui con Gabriel. E insomma. Sono felice di aver iniziato a scrivere questa storia anche solo per questo.^^
Credo che se lo meritasse.

Mi è venuto in mente Vivian quando cercava rifugio a casa di Samuel. Probabilmente le loro situazioni non si somigliano in nulla se non nel fatto di cercare un luogo sicuro.
In realtà è un parallelo perfetto. Non mi ero neanche accorta della somiglianza, io, fino a quando non l’hai notato. Rowan e Vivian in certe cose si somigliano terribilmente – si notava anche nel rapporto che hanno con David. E qui, assolutamente.^^

Non so perché poi ho riletto "La luz del instante". Sarà perché volevo fare una sezione anche per quella one-shot ma l'etichetta mi veniva a schifo...
Forse è l'unica cosa che non avevo mai riletto e non mi ricordavo neanche *quanto* fosse bella.

^______^ Grazie. Non sai quanto mi fa piacere pensare a te che la rileggi, Ste. Davvero.^^

E boh. Vorrei dire qualcosa su Siken&foto, ma non è il luogo né il momento, quindi passo. Credo siano entrambi una combinazione perfetta per Rowan, però, e boh. A volte ancora adesso mi trovo a leggere il titolo e chiedermi come abbia potuto dubitare anche solo per un secondo che era *così* che doveva chiamarsi questa storia.
Siken è di quelli di cui ti rinnamori volta dopo volta. *rolling-eyes*

Quindi, per chiudere. Grazie ancora.
Averti con noi è sempre indispensabile. Ti voglio bene.^^

(E spero di riuscire a scrivere una risposta a quei messaggi rimasti lì per colpa degli esami, a giorni. Intanto sto riordinando le idee.^^)

Un bacione!
Ste_white: seesawwhite_guilt on February 7th, 2012 12:46 am (UTC)
Io credo che in questa fase della sua vita Rowan abbia portato avanti quello che in Drenched aveva in fondo aveva appena iniziato. Ha perso quei pochi punti di riferimento che aveva ed è come se adesso di colpo avesse davvero la *libertà* di farsi male. Mentre prima, comunque, in qualche modo c’era Edward come limite. E insomma, credo che sia ancora in una fase in cui deve imparare a tracciarseli da solo, questi limiti. Ad accettarli.
Non ho la più pallida idea di cosa riuscirà a fare, però.


Io penso che questo aspetto del loro rapporto sia fondamentale. Come è fondamentale poi che Rowan provi a capire se c'è un limite a quello che si può fare a se stessi. Il fatto è che spesso un limite non c'è. A volte serve davvero che gli altri facciano da confine, che almeno provino a fare da argine. Io davvero non so se Rowan troverà il modo di crearseli da sé i limiti, se sarà qualcun altro a prenderlo per mano e a segnarli per lui. Anche se alla fine sono un po' come cerchi di sale, li tracci nella speranza quasi superstiziosa di non farci entrare dentro niente di male, di limitarlo almeno. Il fatto è che non serve neanche lo sforzo di scavalcarli, basterebbe soffiarci sopra.
Ed è un po' l'immagine che ho di lui adesso, probabilmente è solo un riflesso mentale, perché è da tanto che non leggo di lui e mi fa sempre un certo effetto.
Non mi ricordo neanche se ai tempi di Drenched commentavo già su lj o se ho mai parlato veramente di lui e Ed. *rolls*

Riguardo Ethan, penso che per certi versi faccia l'effetto che fa David. Ci sono certe prospettive che te lo fanno amare e altre che lo mettono molto più in discussione. Però è una sensazione, perché sappiamo davvero poco di lui dagli occhi di qualcuno che non sia Gabriel. ^^

Tranquilla per i messaggi, spero che tutti e tre gli esami siano andati bene. ^^
Ti voglio bene.
Bacio
pure_l0ve: Jeffpure_l0ve on February 4th, 2012 04:58 pm (UTC)
Prima di tutto: la copertina è *meravigliosa* ed è talmente Rowan da incantare. Titolo e citazione sono altrettanto belli e perfetti. <3

Ora.
È strano come con ogni personaggio della Rosa, delle Side e delle One-shot si crei un rapporto unico e particolarissimo.
Mi è bastato realizzare che questo nuovo capitolo su rdv fosse quello della side su Rowan, per sentire già un brivido correre lungo la schiena. Ho letto tutto d'un fiato, e forse dovrei rileggere prima di scrivere qualcosa ma sinceramente non è così che sono abituata a vivere voi, e soprattutto Rowan.
Arrivata alla fine sorridevo - per la presenza di Ethan, ma soprattutto perché è cambiato davvero ben poco da Drenched. C'è un po' di asprezza e maturità in più, in Rowan. Una maturità amara,- che lo rende più spigoloso, meno giovane, quasi -, che ha acquisito grazie a quello che ha passato prima di Parigi, ci sono più cicatrici su di lui ma alla fine è lo stesso. Per quanto straniante mi sia risultato leggerlo al di fuori dell'universo di Drenched - e di Edward - mi è rimasto familiare, come un vecchio amico. Riconoscerlo in ogni singola parola è stata un'emozione che neanche riesco a descrivere. Non riesco a dirvi quanto sono felice di leggere di nuovo di Rowan e automaticamente anche di Edward.
Mi sto preparando a soffrire, perché Rowan è uno di quei personaggi che riesco a sentire come un pugno nello stomaco ma va bene così, fa parte della sua bellezza.^^
Sono felicissima, davvero. Grazie mille per la side, per aver pubblicato e per essere sempre così perfette. ^_______^
(Magari ai prossimi capitoli riesco a scrivere qualcosa di più decente. ^^)
Bacio. ♥
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on February 6th, 2012 09:22 pm (UTC)
Ciao Lils, prima di tutto grazie davvero di cuore per aver letto, per esserci e per averci scritto.^^
A me ha fatto un effetto stranissimo postare stavolta, dopo tanti mesi, quindi boh. Grazie.
Sono felice che ti piaccia la copertina^^ - abbiamo fatto un'elaborazione grafica su una foto di base che ci ricordava tantissimo Rowan aggiungendo la gabbia e gli uccelli che volano proprio perchè si legasse a Drenched. E sì, alla fine piace molto anche a noi com'è venuta.^^
Per quanto riguarda Rowan invece... Beh, anche per me ritrovarlo è stato come un brivido. Mi mancava, e mi mancava tantissimo Ed visto attraverso il suo pov. Ogni volta che leggevo un riferimento a lui era come un vuoto allo stomaco (ancora non credo di essermi del tutto abituata all'effetto assurdo che ha Logan su di me... *rolls*)
Ho trovato abbastanza incredibile che Roh sia riuscita così facilmente a riprendere la voce di Rowan - alla fine erano anni che non lo avvicinava. E' stato tipo miracolo.^^
E c'è stato un momento in cui mi è anche presa una nostalgia pazzesca - di Drenched, di quel periodo, di come eravamo. Di come ero.
Non so bene come evolverà questa storia, molte cose sono ancora da mettere a punto, i pg devono ancora interagire e insomma, è tutto molto indefinito. Ma sono felice che i 5 mesi di silenzio siano finiti con questa side, con Rowan. E con Ed sullo sfondo.
Un bacio, e grazie ancora
F
kusobabakusobaba on February 5th, 2012 11:56 am (UTC)
Ultimamente la mia voglia di scrivere/commentare post è praticamente pari allo zero ma come hanno scritto anche le altre prima di me non commentare questo capitolo sarebbe una mancanza di rispetto nei vostri confronti, nei confronti del vostro impegno a riprendere in mano la Rosa e quindi eccomi qui. ^^
Mi era mancato il vostro modo di scrivere, di far scivolare dolcemente le parole. ^^
Avete un modo pazzesco di costruire le frasi, di descrivere anche il più banale movimento, qualcosa che, davvero, ti rendi conto di quanto ti era mancato solo quando riprendi a leggere. ^^
Sull'analisi dei personaggi mi trovo molto d'accordo col commento di Ste, è stato bellissimo trovare Ethan.
Un bacio ^^
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on February 6th, 2012 09:40 pm (UTC)
Lascia perdere.
Noi abbiamo commenti arretrati di mesi, a cui dover rispondere.
Io ho serie difficoltà a scrivere qualunque cosa.
Quindi ecco, figurati se non ti capisco.
Per questo apprezzo tantissimo che tu abbia trovato il modo di lasciare ugualmente questo commento - ci ha fatto davvero *molto* piacere soprattutto in questo momento.
Quel che dici sullo stile però devo girarlo a Roh perchè stavolta non è merito mio.^^ Io posso solo trovarmi d'accordo con te.^^
Ah, e nel prossimo capitolo mi vedrai finalmente alle prese con Ethan - io e la mia prova del nove.^^ Ero abbastanza inibita, lo sai. Lo sono ancora. Se mai riusciremo a pubblicarlo, lì mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensi proprio riguardo alla resta del personaggio. Se avrei tempo e/o voglia.
Nel mentre, un bacio.^^
E grazie.^^
F
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on February 6th, 2012 09:41 pm (UTC)
era la *resa* del personaggio, non la *resta*...
*rolls*
kusobabakusobaba on February 7th, 2012 04:42 pm (UTC)
Tranquilla ;)
La mia testa e la mia voglia ci saranno ^^
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on February 7th, 2012 08:28 pm (UTC)
Grazie. <3
yamisanada on February 7th, 2012 12:27 am (UTC)
Uhm, ho letto Drench parecchio tempo fa e ora come ora - con la testa incasinata che ho - ricordo solo che avrei voluto inseguire Edward con una roncola in mano, perché quell'ultima frase che dice mi aveva lasciata lì, con gli occhi a stella e, nello stesso tempo, parecchia amarezza. Di Rowan - chiedo perdono - ricordo poco: Ed mi aveva monopolizzata. Vale, come giustificazione? ^^;
Perciò mi sa che rileggerò velocemente Drench e poi verrò a commentare qui. Perché c'è Ethan e di quell'uomo voglio sapere di più, di più, di piùùùù! ❤
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on February 7th, 2012 08:30 pm (UTC)
Io già sono fortemente inibita, con Ethan. Se poi mi dici pure così... *rolls*
Ciao Yami^^, che bello risentirti!^^
Spero che vada tutto bene, gli gnokki come stanno?^^ Furia <3?
11astrid11astrid on February 13th, 2012 04:36 pm (UTC)
emozione
E' stata davvero un'emozione leggere questo prologo. Non me lo aspettavo. Andavo ogni tanto a vedere se avevate aggiornato la Rosa ma senza aspettarmi qualcosa di particolare se non di rinnovare il piacere di leggervi, senza ansia quasi senza attesa, quasi...
E poi all'improvviso ecco il riapparire di Rowan e l'apparizione di Ethan! e sono così sè stessi, Rowan certo ma anche Ethan che nella Rosa si delinea quasi in controluce, come quelle figure catturate per caso dai negativi delle vecchie fotografie e sadicamente "sacrificate" dalla stampa.
Questa side ha un prologo talmente bello che è già una storia a sé.
E' perfetto, se esiste un prologo perfetto questo lo è, ed è perfetta anche la citazione introduttiva.
Un milione di complimenti e grazie ragazze.
York
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on February 18th, 2012 01:20 pm (UTC)
Re: emozione
Ciao^^,
intanto grazie. Per aver letto e per aver scritto. E per seguirci ancora.
Ci dispiace tantissimo per gli aggiornamenti della Rosa - siamo entrambe in un periodo un pò del cavolo, però è bello sapere che qualcuno ogni tanto passa a vedere se c'è qualcosa di nuovo.
In ogni caso, ci teniamo a rassicurare tutti che non abbandoneremo MAI la storia: forse gli aggiornamenti non saranno più frequenti come un tempo, ma comunque questo silenzio di 5 mesi è una cosa particolare che non dovrebbe ripetersi.
Questa side nasce come da tradizione - in genere ogni Natale ne pensiamo una. Non dovrebbe essere lunga, quindi stavolta contiamo anche di portarla a termine. *rolls* E siamo felici che ti stia piacendo. Il secondo capitolo arriverà a breve, e ci sarà anche Gabriel.^^
Un bacio, e ancora grazie. Davvero.
Kiss^^
j_merrickl_law on February 21st, 2012 10:58 pm (UTC)
Suppongo sia piuttosto incauto esprimersi molto su questo pezzo, con la diga del tempo a frenare le impressioni effettive che avrei, che sarebbero tali se avessi riletto tipo ieri, Drenched. Però ci provo comunque. Perchè c'è Rowan U.U
Così, d'istinto, mi è venuto subito da chiedermi se fosse QUESTO, Rowan, perchè a me pareva invece diverso, in Drenched. Poi credo di aver capito che la lente che mi mancava fosse la devozione.Sarò un cretino, ma non so per quale ragione, credo che privare qualcuno che disegni della devozione in qualcosa- fosse anche una persona- sia triste, per non dire crudele; e forse è un'ottica molto personale, visto che essendo per me il disegno il mio nervo più sensibile,tendo a vedere la simbiosi mimetica con la realtà che ogni artista si trova in una certa misura ad avere, come una forma di devozione.
E quindi è naturale che a Rowan manchi qualcosa, secondo me.
La cosa che in effetti ho sempre amato in lui e che ritrovo qui in particolare, è il suo *tracciare* la realtà attraverso la sua rappresentazione. Anche quando Roh descrive Ethan, sembra un po' come se gli occhi percorressero le traiettorie che la mano non può fare con la matita.
E poi c'è un che di ansia acida in Rowan, quasi nevrotica e frammentaria che ho trovato stargli benissimo.
Anche se detesto Parigi come luogo per ambientare qualsiasi cosa riguardi l'arte... Lo so, sono la morte dei clichè, ma lo ho sempre pensato XD

Spendo anche due parole per Ethan:
“Volere e agire non sono necessariamente sinonimi per chiunque, Rowan.”
A parte che quest uomo mi ha rubato pari pari una delle mie frasi più frequenti...(eccetto il Rowan, purtroppo^^) vorrei davvero leggerne di più - il che vuol dire moglie: che DEVI farlo per compiacere tuo marito^^...
perchè ha una patina di riflessione autosufficiente che mi piacerebbe vedere.
Ah.
E bentornate^^.
Roh e Fata: Rowanrdv_capitoli on February 28th, 2012 04:42 pm (UTC)
Ciao L.^^ Non sai che piacere ci ha fatto leggere il tuo commento.^^
Credo che tu abbia fatto delle osservazioni giustissime, come sempre. In particolare, mi ha colpito quel che dici della *devozione*, perché credo sia la parola migliore per esprimere quello che era l’arte – e in generale tutto quel che vi stava intorno, ovvero Ed, il Rosso, la sua stessa vita – ai tempi di New York. Tutto questo al momento – e forse molto a lungo – gli manca del tutto, adesso: è come se fosse stato sradicato da quel mondo e non avesse più niente in cui credere, niente da *amare*. Anche disegnare, che un tempo era un impulso che non riusciva a evitare, è adesso qualcosa che *si nega*, e che quando si concede non lo soddisfa comunque.
Penso sia il periodo più buio della sua vita, questo. Molto molto più di quando stava a New York.
(Questo discorso, sempre che abbia inteso bene quel che tu intendi per ‘mancanza di devozione’. Che a volte mi perdo nelle mie interpretazioni e non riesco a centrare il punto che stavano facendo gli altri.^^)

E poi c'è un che di ansia acida in Rowan, quasi nevrotica e frammentaria che ho trovato stargli benissimo.
^_____^ Credo che ‘nevrotico e frammentario’ siano aggettivi perfetti per descrivere il suo stato d’animo. Grazie.^^

Anche se detesto Parigi come luogo per ambientare qualsiasi cosa riguardi l'arte... Lo so, sono la morte dei clichè, ma lo ho sempre pensato XD
Su questo vorrei spendere una parola, perché in effetti anche io *odio* i cliché e capisco benissimo cosa intendi. Solo, in realtà il rapporto di Rowan con Parigi è molto meno legato al suo rapporto con l’arte che a come vedo io il francese, e lui. Cioè, credo che Parigi stia lì perché simbolo della Francia, e la Francia sta lì perché Rowan per me *è* la personificazione del fascino francese. Al punto che sospetto finirò per scoprirgli discendenze parigine molto presto, perché davvero fatico a separare le due cose, nella mia testa.
Però, ecco, questo è abbastanza slegato dal discorso ‘arte’. Tra le altre cose, anche perché Rowan ha praticamente smesso di dipingere da quando ha toccato il suolo francese, appunto. *rolling-eyes*

Spendo anche due parole per Ethan:
“Volere e agire non sono necessariamente sinonimi per chiunque, Rowan.”
A parte che quest uomo mi ha rubato pari pari una delle mie frasi più frequenti...(eccetto il Rowan, purtroppo^^) vorrei davvero leggerne di più - il che vuol dire moglie: che DEVI farlo per compiacere tuo marito^^...
perchè ha una patina di riflessione autosufficiente che mi piacerebbe vedere.

^_____^ Se si decide a finire il prossimo capitolo, dovresti conoscerlo meglio davvero.^^
Speriamo presto. *rolling-eyes*

Grazie per il commento.^^
E bentornato anche tu.^^
(Deleted comment)
Roh e Fata: Rowanrdv_capitoli on February 28th, 2012 05:11 pm (UTC)
In realtà è che mi manca. Mi mancate tantissimo. E so che non dovrei dirlo ^^ ma lo faccio per indurvi un po' di sensi di colpa ^^ (?)
Anche a noi manca tutto. Mancate voi, le storie, il ritmo della pubblicazione. E spero davvero che riusciremo a uscire da questa fase strana, a riconciliare tutti i cambiamenti e le difficoltà, perché pensare a tutti i mesi che sono passati dall’ultimo capitolo della Rosa – pensare che ci sono stati periodi dove postavamo un capitolo *a settimana* - ci mette ansia davvero.
Per ora però siamo riuscite quasi solo a lavorare alla side. E io almeno fatico a sintonizzarmi sugli altri personaggi – credo sia perché c’è troppa roba da scrivere, troppe cose da sistemare, background da tenere in conto e incastrare e… Insomma. A volte mi toglie il fiato, pensarci. *rolling-eyes*
Con Rowan almeno devo fare i conti solo con i suoi casini e le sue nevrosi. *rolls*
Ma giuro che torneremo anche alla Rosa, presto.^^

Alle volte i passaggi tra una parte e l'altra non mi sono suonati completamente fluidi, però questo in verità l'associerei molto al pov di Rowan.
Credo di sì. La mia intenzione era abbastanza quella, infatti: quando parli di *confusione totale* e *soggetto passivo* è esattamente l’idea che io ho di Rowan, quello che volevo far passare. Che ci sia qualcosa di confuso quindi non è un problema – è anche abbastanza voluto. Ciò non toglie che se qualcosa non quadra proprio ci si può tornare sopra e ragionare. Ma a questo veniamo dopo.
Volevo soffermarmi su una cosa, prima, che è il parallelo con Drenched. Perché è verissimo che Rowan è peggiorato, rispetto a quando stava a New York, e che il trasferimento a Parigi ha segnato un cambiamento in negativo, ma il discorso della confusione e della passività sono sempre stati tipici di lui.
Cioè. Io ho sempre sentito Rowan come un soggetto passivo. Non nei termini di adesso, almeno, e sicuramente non nei termini della creazione, ma appunto: gli unici momenti in cui *creava* e *agiva* erano quelli in cui dipingeva. Per il resto, ha sempre lasciato che la vita gli passasse addosso, senza quasi sentirla.
È finito nel giro di prostituzione così. Perché non aveva voglia di fare resistenza. E ha agito *per Edward* contro suo padre, ma era più diventare burattino che attore in prima persona. Gli unici momenti in cui era attivo erano quelli con David, ma anche lì, ha iniziato tutto con la passività: si è fatto accompagnare a casa perché era il piano di Ed, si è fatto portare a letto perché David l’ha proposto. Che poi questo abbia innescato un meccanismo e un po’ sia ‘rinato’, non cambia la base. Che è appunto ciò che qui è del tutto allo scoperto: Rowan è una specie di buco nero, di vortice nell’acqua. Più che infilarsi nei casini attivamente – come per esempio fa Vivian – lui si limita a lasciarsi trascinare.
Che poi tutto questo dipenda dal fatto che è terribilmente in controllo di se stesso sempre, e che anche cedere il controllo non è mai una cosa reale e mentale (a parte con Edward), è un altro discorso. E ha a che fare con il fatto che è terribilmente contraddittorio. *rolls*

Poi mi è venuta anche in mente un'altra questione importante, e cioè che in Drenched il protagonista vero e proprio è Logan.
Tutto gira intorno a lui, è lui il contorno (o limite?) di Row. E' di lui che sono pieni i suoi pensieri, è lui la sua vita.

Esattamente. Credo che sia l’osservazione più esatta che si può fare, questa: Edward era il *limite* di Rowan. E mi fa sorridere perché scrivendo il terzo capitolo, mi ero trovata davanti proprio questa definizione di Ed: un contorno. Quindi appunto, è anche difficile dirti quanto ci hai azzeccato.^^
Il problema di Rowan al momento è esattamente l’assenza di Edward. Cioè, probabilmente è difficile da credere vedendo il rapporto rappresentato in Drenched, ma Ed garantiva davvero un equilibrio a Rowan. Era l’unica cosa che lo teneva in salvo. Ora che manca, è come se mancasse la capacità – o la ragione – di fare una scelta per l’altra.
Running out of lullabies dovrebbe raccontare più o meno come Rowan arriverà a trovare un equilibrio da solo, ma credo in ogni caso che non sarà qualcosa di definito e ‘da lieto fine’. Poi insomma, si vedrà.^^
Roh e Fata: rosardv_capitoli on February 28th, 2012 05:11 pm (UTC)
Non nego che in questo inizio Rowan mi ha fatto più paura che in D, sono molto curiosa di sapere l'evoluzione che prenderà il tutto. Vedere cosa riuscirà a fare qui. Da solo.
Fa indubbiamente più paura, sì. È sicuramente molto più a rischio di qualunque cosa.

All'inizio ad esempio non ho capito bene il passaggio della prima sera.
Ethan dà subito le chiavi dell'appartamento a Rowan?
O l'intenzione è lasciare tutto in questo stato per poi spiegare meglio successivamente? ^^"

Onestamente, non ricordo se Ethan dà le chiavi a Rowan la prima sera o la volta dopo – forse aspetta un paio di volte ma ricordo che era comunque molto presto. (E da come ho scritto in effetti potrebbe essere stata davvero la prima sera, ma dovrei chiedere conferma a Fata. Dopo ti faccio sapere).
In ogni caso, la confusione qui era abbastanza voluta: o meglio, era voluto mettere in evidenza quel momento anche a prescindere dalla stretta realtà cronologica dei fatti. Stavo cercando di capire se poteva essere il caso di cambiarlo, nel caso Fata dicesse che non è successo la prima sera per niente, anzi, ma penso che in realtà lo lascerei così in ogni caso. Perché è davvero un ordine più mentale e psicologico che oggettivo, e… Non so. Con Rowan tendo a fidarmi davvero molto di quel che sento di lui. Più ancora del solito. *rolling-eyes*

Un bacio anche a te, e grazie mille del commento.^^
Spero che la carestia finirà presto. *rolling-eyes* O almeno si allevierà un poco…
miesrohe on April 10th, 2012 12:38 pm (UTC)
Avevo letto Drenched in Red su EFP e l'avevo trovata una delle storie migliori di quel sito, poi avevo cominciato anche "Rosa dei Venti" ma è troppo lunga, e va letta con calma perchè ci sono troppe sfumature per poterle cogliere così, dopo una sola lettura.
Tornando a Drenched, era davvero una perla, e lo è ancora.
Qui ritroviamo Rowan, forse più adulto. O forse troppo deluso e segnato dalla vita, e quindi costretto a crescere. Ad affrontare in un certo modo gli sconosciuti.
Continua a convincersi che Ethan non gli ricorda Edward, ma già che il suo nome compare subito, dal primo incontro, è un segno.
Edward è onnipresente nella vita di Rowan, sarà in ogni volto che incontra e in ogni azione che compie.
Rowan qui è diverso, forse perchè è cambiata l'ambientazione e forse perchè non c'è Edward (in carne e ossa intendo), che appare diverso. Un po' stanco e un po' vissuto.
La Parigi che tanto si era guadagnato Rowan, sembra deluderlo.
Mi piace il vostro modo di scrivere, mi sembra sottinteso. Ed è sottinteso anche che non vedrò mai questa storia su EFP (e non posso sinceramente darvi torto) quindi dovrò seguirla qui su livejournal, aspettatevi, altri miei commenti inutili.

ROHE
Roh e Fata: Bjrdv_capitoli on April 28th, 2012 10:50 am (UTC)
Ciao, scusa il ritardo con cui rispondiamo.
La vita è un pò incasinata ultimamente, ma il tuo commento ci ha fatto moltissimo piacere anche per quello che dici a proposito di Drenched: io mi accorgo che, col passare del tempo, sono sempre più affezionata a quella storia. All'inizio era un amore molto viscerale, adesso è qualcosa di più profondo e stratificato. Credo che Drenched farà sempre parte di me, e per tanti versi rimpiango la facilità con cui è venuta - quel periodo in cui scrivere veniva naturale quasi come respirare e i personaggi ti si formavano sotto le dita come fosse una magia.
Rowan è abbastanza diverso qui, hai ragione.
E hai ragione anche quando dici che Edward è sempre presente, in maniera diversa ma forse ancora più insinuante.
Ethan invece è una specie di scommessa, per me - ho avuto il terrore di scrivere di lui fino a questa side, poi mi sono fatta coraggio. Non so esattamente cosa ne uscirà, ma è comunque un personaggio che mi affascina moltissimo e che mi interessa approfondire. Spero di riuscire a fare qualcosa di buono, con lui, perchè penso ne valga la pena.^^
So che sono di nuovo passati mesi da quando abbiamo postato questo capitolo, ma il secondo è praticamente pronto quindi in teoria non ci sarà da attendere ancora moltissimo per poterlo leggere.
Se vorrai continuare a seguire la storia, a noi farà solo piacere.^^
Continueremo a pubblicare qui, sì - con EFP ormai il rapporto si è abbastanza logorato. Ma, ovviamente, anche qui sei la benvenuta.^^
Un bacio^^
FATA

yamisanada on April 27th, 2012 10:01 pm (UTC)
Ho letto i commenti precedenti e tutto quello che si poteva dire è stato detto. A me resta solo una curiosità e per vederla soddisfatta non resta che aspettare i prossimi capitoli ^^ E' che Rowan, in questo momento, non sembra sapere come gestirsi e va allo sbaraglio (vedi la storia del farsi pagare: un'idea estemporanea). Edward, per lui, era un confine sicuro, che è stato costretto a lasciarsi alle spalle senza essere preparato alla perdita. Spero che Ethan lo aiuti a comprendere che non ha bisogno né di limiti né di confini che non gli appartengano, che la sua vita non deve accoccolarla all'interno dell'esistenza di un altro, che superare barriere geografiche non serve a niente finché si resta intrappolati nelle proprie, che si può viaggiare finché si vuole ma finché si gira intorno a se stessi senza avere il coraggio di affrontarsi non si va da nessuna parte. Sono curiosa di vedere cosa porterà a Rowan il suo rapporto con Ethan.
E comunque, per saltare allegramente da una pecorella a un'altra, l'accenno a Gabriel e al suo legame con Ethan mi ha stesa. Lo ha fatto la prima volta che ho letto il capitolo e lo ha fatto di nuovo questa sera. Quei due sono ❤_❤